Lo scorso 24 novembre 2017 si è tenuta presso la Fabbrica del Vapore di Milano la presentazione del libro di Vincenzo De Marco: “ll Mostro, versi di rabbia e d’amore”, una raccolta poetica documentale sull’esperienza lavorativa presso lo stabilimento “Ilva”, noto per i fattori d’inquinamento -tra cui la diossina- che hanno causato la morte di tantissimi operai e persone residenti nel quartiere.

Il reading è stato accompagnato musicalmente da brani d’autore eseguiti da “Renato Franchi & l’Orchestrina del Suonatore Jones. Sono inoltre intervenuti Laura Tussi PeaceLink, autrice dell’introduzione alla raccolta, Fabrizio CracoliciAnpi e la moderatrice Veronica Ronchi.

Come ha sapientemente osservato il Dott. Battista nella sua tesi, “Taranto è caratterizzata da una path dependence, o dipendenza cognitiva, dalla grande industria e dallo stile di vita creato intorno ad essa, tanto da essere difficile trovare una via economica alternativa all’Ilva o alle raffinerie.” Eppure la via esiste: andare oltre la monocultura industriale, provvedere al risanamento ambientale e puntare su altri settori, come ad esempio il turismo.

Vincenzo De Marco ha spiegato come il suo libro sia strutturato in tre parti; nella prima, si sprigiona tutta la rabbia dell’impotenza dinnanzi a queste morti che, come precisa, non sono morti bianche ma evitabili e dovute alla negligenza altrui, e le ultime due parti in cui invece si evince tutto l’amore per la sua terra e gli affetti che ivi coltiva. Nonostante possa sembrare un testo duro e crudo, “Il Mostro” vuole invece veicolare un messaggio di speranza, come si desume dalla poesia “La luna”:

 

D’altra parte, secondo l’autore “l’arte è la più grande arma per una lotta pulita”, qualificandosi come strumento che può e deve aiutare il mondo a diventare migliore. Andarsene dall’Ilva per De Marco significherebbe arrendersi, laddove restare equivale ad essere paragonabili al Cavallo di Troia, in quanto implica restare dentro al sistema omicida.

La fabbrica di cui narra nei suoi versi, nei suoi reading, in occasione delle varie presentazioni è un luogo che causa la malattia di un bambino su quattro residente nella zona, che ha comportato la morte di sei amici, di cui uno suicida, e la malattia di tanti altri conoscenti. La chiamate “vita dignitosa” questa o pare anche a voi uno scandalo in termini? Percorrendo le vicissitudini dell’autore e lasciandosi trasportare dalle sue bellissime poesie è uno stimolo ai sensi, per quello civico in primis, nonché una splendida avventura tutta umana.

Chiara Zanetti

Condividi