Come ha visto la luce il vostro sodalizio artistico?  

Pacho: ciao. La lunga suite ha origine 18 anni fa! Stavo attraversando un momento molto difficile della mia vita privata e dovevo esorcizzare il dolore che mi attraversava l’anima. Così mi sono chiuso per 3 giorni e 3 notti in un piccolo studio alla periferia di Milano, ne sono uscito con l’idea base di tamburi e voce. La cosa è rimasta li a sedimentare per tutti questi anni, ma ogni volta che la ascoltavo suonava incompleta. Ho chiamato Roberto una sera ed insieme abbiamo ascoltato la musica composta sino a quel momento, lui ha preso i file, sparendo per un mese per poi riemergere con il suo contributo magistrale di tastiere e orchestrazione. Abbiamo aggiunto in coda 3 songs brevi , delle miniature non meno importanti che contengono ombre e luci a noi care.

Roberto: conoscevo già Pacho dagli anni 90, quando suonavamo in diverse band, e questa Suite è stata l’occasione per ritornare a suonare insieme.  In origine la Suite era composta solo dalle percussioni e dalla voce narrante, ed è in questa veste che l’ho ascoltata la prima volta, restandone incantato per la bellezza e la profondità: è stato quasi naturale per me volerla orchestrare, aggiungendo le armonie, le melodie e tutti i suoni di pianoforti e tastiere. Ho voluto creare musica che fosse il più possibile affine alle sensazioni che mi trasmettevano le percussioni.

Tempo. Un sostantivo pregnante, denso di significati e connotazioni diverse a seconda della sensibilità di ognuno. Per l’esimio poeta Charles Baudelaire, per esempio, c’è solo un modo di dimenticare il tempo: impiegarlo. Voi che valore gli conferite? 

Pacho: ci sono 2 modi di intendere i tempo, parallelo e circolare. Per me è il secondo, la circolarità la ritrovo spesso nella vita , quindi in questo senso impiegare il tempo  è per me un modo di ritrovarlo sempre uguale, i moderni loop dei dj , oppure i ritmi africani sono un ottimo esempio di circolarità , suonare il momento per “dimenticarlo” (quindi viverlo) e poi ripeterlo uguale, ecco la magia del Tempo. Ma in realtà mi piace di più una frase di Wayne Shorter che dice: siamo abituati a concepire il tempo come unità di misura che scandisce ogni cosa della nostra vita ( quello che io chiamo Tempo parallelo), ma è un concetto limitato, dovremmo collocare le cose nell’eternità, qui entra in gioco la visione Greca del mondo in netto contrasto con quella Giudaica dove l’uomo è al centro del creato e domina ogni cosa ad esso sottoposta per volere Divino, sono 2 concezioni differenti,  inconciliabili , entrambe valide. La circolarità è invece armonizzarsi con la natura stessa, secondo gli antichi Greci. Ad ogni essere vivente la sua.

Roberto:  la frase del poeta la sento particolarmente mia e la intendo in senso positivo, mi piace impiegare il mio tempo anche in modo frenetico.  Però a volte sarebbe salutare trovare un momento di pausa, rallentare, guardarsi dentro, ascoltarsi, aprirsi, cogliere e sapere assaporare il momento: “Tempo” è un viaggio, un sogno, un modo per dire “non correre, non fare tutto di fretta, fermati, prendi il tuo Tempo”.

Affermate: “Sono l’idea figlia di questo viaggio cresciuto a due velocità diverse.” Quali sono queste velocità che si pongono a monte di un viaggio?

Pacho: la velocità è la tua esperienza,  se noi prendiamo un pittore e gli diciamo di dipingere usando solo il Giallo , con il tempo troverà delle soluzioni interessanti, spostare il limite creativo è la meta, se si riesce a fare questo, si conferisce una diversa velocità alle nostre azioni. Il viaggio è la scoperta, l’incontro, l’unica cosa importante, ma come diceva JOHN COLTRANE  dobbiamo continuamente pulire lo specchio per scoprire nuovi suoni e dare a chi ci ascolta il meglio di noi.

Roberto: oltre al concetto espresso da Pacho, le due velocità delle quali parliamo simboleggiano i diversi momenti in cui sono nate e si sono evolute le nostre due esperienze musicali ed umane, fino al momento della loro unione: potevano sembrare due velocità inconciliabili, ma durante il percorso è diventato chiaro che l’una era in simbiosi con l’altra.

La traccia “Nuovi orizzonti” è di una bellezza commovente. Anche il video ufficiale è intenso e ricco di contaminazioni, tra le altre cose, sul piano visivo. Qual è la sua genesi? 

Roberto: grazie. Il processo creativo di “Nuovi Orizzonti” è nato dall’ascolto delle percussioni: mi sono sentito come sospeso sopra il fluire continuo del ritmo ed ho cercato di estraniarmi dal presente per concentrarmi solo sui colori delle note, iniziando a suonare sul pianoforte delle idee, dei frammenti sonori  che pensavo potessero darmi quella profondità che stavo cercando. Lasciandomi trasportare dall’immaginazione, le note hanno iniziato a fluire in modo naturale, seguendo il pulsare del tempo: il brano è uscito tutto di getto, con il pattern ritmico sempre uguale e con uno sviluppo armonico che vuole portare sempre più avanti il concetto di orizzonte, quindi è lo stesso pensiero che si muove e percorre un viaggio.

Pacho: grazie. Volevamo mandare un messaggio semplice ma chiaro. “Nuovi orizzonti” cerca di esplorare il magico che c’è nel viaggio, quindi il verde, le immagini di ingranaggi, l’acqua, rappresentano dei paesaggi che possono essere fuori e dentro di noi, sicuramente se io e te guardiamo un bosco lo vediamo con occhi diversi, perché siamo diversi, i nostri sensi ci servono fedelmente ma tu senti in un modo ed io in un altro, insieme possiamo trovare qualche cosa, ma ripeto: è il viaggio la cosa importante! Ringraziamo Marco Musso per la sua regia e l’ottimo lavoro, ha saputo capire molto bene cosa e come fare per rendere “visibile”  il pensiero.

Sapete, Federico Garcia Lorca tra il 1920 e il 1923 scrisse il libro di poesie “Suites”. I  versi giovanili rivelano l’inizio di un formidabile itinerario creativo, che muove dall’elaborazione di immagini e suggestioni del mondo infantile – il canto della ninna nanna, il mito della favola – e prosegue arricchendosi di elementi del folclore gitano-andaluso. Quali sono invece le vostre fonti di ispirazione?

Pacho: amo dipingere , i colori per me sono importanti, considero i miei  strumenti come una tavola armonica, ho rinominato le piccole percussioni (caxixi, ganzà, sonagliere, shaker,vegetali, metalli) COLORI! Per me il suono è prima di tutto gesto che si muove nell’aria, se tu guardi un percussionista suonare troverai  molte similitudini con un danzatore, se tu guardi i filmati di J.Pollock vedi una danza al centro della tela mentre scaglia il colore intorno a se. Questa cosa è importantissima per me, ho amato 2 percussionisti come Nanà Vasconcelos e Jamie Muir, veri maestri del  gesto e del suono, spesso entrambi parlavano di scenario, un aspetto poco considerato ma molto importante.

Roberto: potrei dire che le fonti di ispirazione sono semplicemente il mio vissuto, inteso sia in senso musicale ma anche umano, penso che la mia musicalità sia la somma di ciò che sono come persona, questo traspare dalle mie composizioni, le due condizioni sono interconnesse.  L’ispirazione può venire per caso oppure nasce mentre stai suonando, mentre giochi con le note: un immagine, una sensazione, un momento, una frase, un dipinto, un fraseggio musicale che stai provando, ma anche rabbia, desiderio, amore, malinconia, tristezza, la natura, la bellezza, il giocare con le note e con il pensiero, la musica ascoltata e quella ancora da ascoltare.

È plausibile pensare che questo lavoro riscuoterà moltissimo successo di pubblico e di critica. Siete temprati per una tournée che si preannuncia infuocata?

Abbiamo appena debuttato allo Spirit de Milan con il nostro concerto e dobbiamo dire che il riscontro di pubblico è stato ottimo, con commenti positivi ed entusiasti, quindi speriamo che questo si possa rinnovare per ogni concerto.  Le date sono in continuo divenire, attualmente sono confermate il 22 sett a Brugherio al Masnada, il 30 sett a Bologna al Bravo Caffè, il 20 ott a Cremona e il 27 ott a Milano al Garage Moulinski. Sulle nostre pagine facebook si possono trovare gli aggiornamenti ai nostri eventi.

Avete in programma altri progetti da realizzare insieme?

Come diciamo nella narrazione del “Tempo” il concetto è anche il saper assaporare il momento: dunque adesso siamo impegnati nella promozione del cd e nei concerti, fermiamoci, prendiamo il nostro Tempo, percorriamo il viaggio anche senza sapere dove ci porterà.

Grazie mille.

Grazie a te.

Chiara Zanetti

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