Adriana, intanto grazie per aver acconsentito all’intervista. Quando nasce la tua passione per la musica?

La mia passione nasce insieme a me. A tredici anni scrivevo e cantavo… Considera che, fra l’altro, mio papà era cantante lirico, mia nonna insegnava pianoforte… Insomma, una famiglia molto portata per la musica.

I tuoi testi hanno una cifra peculiare e sui generis. Di alta qualità ma immediati e vivaci, spontanei. Come riesci a coniugare questi due aspetti, l’immediatezza e lo studio approfondito? Penso, per esempio a “Non credo”.

Grazie per i complimenti e soprattutto per aver colto questo connubio a cui ho lavorato a lungo. Si tratta, in altre parole, di una caratteristica già mia, ma che ho dovuto affinare. Del resto, è veramente difficile riunire tendenze per così dire “dicotomiche”. Normalmente, ci si arrocca su una posizione o un’altra per poi confrontarsi negativamente con la rispettiva parte in causa. Personalmente, tento la mediazione. Vivo proprio l’urgenza di coniugare il lato intellettuale con l’amore per gli altri. In “Senti (Joy)” , ad esempio, offro una visione auto-ironica del dramma nonché la voglia di accorciare i tempi di sofferenza avendo una reazione in termini a una situazione. La relazione amorosa di cui si parla è solo una chiave di lettura; l’intento era quello di esprimere il coraggio di dire una volta buona “basta” a cose ci fanno soffrire. È una scelta che ci mette a disposizione la “parte illuminata” che esiste in ognuno di noi.

Hai una voce superlativa. Fatto naturale o hai seguito un corso di canto?

Sicuramente sono nata con questo dono ma ho studiato canto lirico e jazz; con la chitarra, invece,sono più autodidatta.

La musica cantautorale nasce in Italia agli albori degli anni ’60, un po’ nel solco della tradizione francese. Tu hai qualche autore di riferimento in patria, per così dire, gallica?

Non sono una chansonnier sicuramente e nemmeno il cantautorato italiano per me costituisce un vero riferimento. Sono maggiormente legata all’armonia della musica. In Italia, invece, “vanno” molo i testi. Pensiamo per esempio a De Andrè; due accordi e dei gioielli come brani scritti… Ma arrivarci lì…! Altra cosa, mi piacciono molto i singer-sonwriter della West coast.

Quali sono, banalmente, i temi che ti piace di più trattare?

L’interiorità e la personalità animica. Nella relazione con gli altri, si evincono le dinamiche di una lotta interiore comune ad ogni uomo e, in ambito relazionale, sicuramente conta molto l’amore. Parlo anche di dipendenza affettiva disfunzionale ma lo faccio in maniera gioiosa.  È molto importante fare la propria rivoluzione umana. Solo il cambiamento interiore può generare quello esterno.  Mi riferisco in altre sedi alla comunicazione; per dirla alla Bauman, non è più solo liquida, è proprio vacua per me. La vacuità non è esattamente  il vuoto, è il vuoto con un po’ di mestizia. Perchè è amaro? Perché è la manifestazione dell’impotenza che sentiamo… Ma io credo che possiamo cambiare, se lo scegliamo, ed io voglio trasmettere questo messaggio.

So che domani hai un appuntamento importante, ce ne vuoi parlare?

Sono stata chiamata a partecipare al Caffè di Raiuno come ospite musicale con “Senti (Joy)”. In questo frangente, sarò anche intervistata.

Note:

ll Caffè di Raiuno rappresenta il buongiorno ai telespettatori della rete ammiraglia con ospiti, notizie e approfondimenti legati alla cultura e alle principali tendenze e dinamiche sociali dell’Italia e del mondo, condotta attualmente dal sagace Andrea Di Consoli, noto autore televisivo e conduttore radiofonico di origini lucane.

Chiara Zanetti

Condividi