Cari Giovanni e Barbara, grazie di cuore per aver consentito all’intervista. Entrambi siete molto legati a questo spettacolo e lo siamo anche noi nel tentativo di promuoverlo qui al Nord. 
Palmina Martinelli fu protagonista di una storia macabra, dai risvolti oscuri. Portare in scena questo spettacolo significa forse riscattare la sua morte, gettare uno spiraglio di luce su una vicenda che, in quanto a sfondo mafioso, è intrinsecamente destinata ad essere insabbiata. Raccontateci la genesi dello spettacolo e, in breve, la sua storia.

Recensione de “Il Manifesto”

Intanto grazie a voi per tutto quello che avete fatto per noi e per il coraggio che avete avuto nell’invitarci nella vostra rassegna. L’idea iniziale ha le sue radici nel substrato di omertà e di privilegi in cui viviamo e che ci era diventato insopportabile. La Puglia è una delle regioni dalle quali non trapela nulla ma non perché non ci sia nulla, ma perché ormai l’omertà e il “fatti i cazzi tuoi” sono modus vivendi. Si pensi alla mafia del Gargano, sanguinosa e violenta, ma di cui non si parla mai o alla città di Bari, dilaniata e divisa tra “famiglie” ma che sembra agli occhi della nazione un’oasi di cui è inutile parlare. Molto dipende dal fatto che la criminalità è organizzata secondo regole molto simili alle ‘ndrine calabresi, dove gli affari si gestiscono a livello familiare, famiglie che diventano nuclei impenetrabili.

Palmina rappresenta, per dirla alla De André, il fiore che nasce dal letame. Nata e cresciuta in un sottobosco familiare di delinquenza, droga e prostituzione, destinata anche lei a essere fonte di reddito per la famiglia, in un modo o in un altro, “ceduta” alla famiglia alleata che si occupa di prostituzione, corteggiata dal rampollo di questa “nobile” famiglia, Palmina ha il coraggio di dire NO. Un no forte e chiaro, che è più forte delle minacce, delle violenze e dei ricatti, finché questo NO diventa insopportabile per tutti e viene fatta trovare un pomeriggio, al fratello Antonio, viva ma con il corpo avvolto dalle fiamme nel bagno di casa sua.

E qui inizia il secondo assurdo atto di questa tragedia, perché nonostante da subito lei abbia una unica versione che griderà negli ospedali e al microfono di un registratore davanti al magistrato Nicola Magrone, nonostante Magrone si batterà come un leone contro tutto e tutti, anche contro le correnti che soffiano nei corridoi del tribunale di Bari, i 4 imputati, con tre gradi di giudizio condotti in modo alquanto discutibili nella sostanza (la forma si fa in modo di salvarla sempre), vengono assolti “perché il fatto non sussiste”. Palmina si è suicidata e ha calunniato gli imputati, che ora sono liberi in giro per l’Italia. Il rovesciamento totale della verità, da vittima a carnefice, da agnello sacrificale a strega eretica bruciata sul rogo.

Quali difficoltà avete incontrato nel realizzarlo e dargli vita? Vi siete scontrati con l’omertà? Che risposte avete formulato?

Articolo de “La Gazzetta del Mezzogiorno”

La difficoltà propriamente teatrale è stata la stessa, sia durante la scrittura che durante la preparazione: la necessità di raccontare una storia, come davanti al focolare dei nostri nonni, senza far annoiare lo spettatore, tenendo un ritmo serrato quasi cinematografico, facendo “vedere” quello che raccontavamo. In questo evidentemente ci siamo riusciti, viste le risposte che abbiamo avuto in questo anno e mezzo. E sorprendentemente la forza della figura di Palmina ha rotto tutti gli argini di riservatezza e di diffidenza delle persone, ha spaccato quel vetro trasparente che divideva questa storia dalla gente, è stato un grido alla quale la gente comune e le istituzioni hanno risposto in maniera meravigliosa. Non tutte le istituzioni, certo, ma per i miracoli non siamo ancora attrezzati.

L’origine del lemma “mafia” e del fenomeno sono incerte. Non vale lo stesso per le stragi che ad esso si devono. Cosa significa conviverci? Immagino comporti una dose insopportabile di amarezza, frammista a risentimento e amore per la propria terra, come recita il titolo della performance.   

Come spiegavamo prima, la delinquenza organizzata pugliese non è una delinquenza “esplosiva”, passateci il gioco di parole. Ma la senti negli atteggiamenti, la incontri al bar, alle feste patronali in prima fila, la vedi dal rispetto che la gente porta a queste famiglie. E ti fa rabbia, certo, perché sono là accanto a te, vivono la tua vita e il tuo quartiere esattamente come te e alla fine corri il rischio di credere di essere tu il pazzo e l’unico a vedere certe cose. Non è facilissimo andare in scena la sera prima parlando di droga e prostituzione e poi la mattina dopo andare nel bar sotto casa e incontrare il capo famiglia della zona in cui abiti che si sta placidamente prendendo il caffè con la moglie e il figlio. E ci sono dei momenti in cui questa cosa pesa parecchio sul morale.

Insisto sul tema sociale. Una parte del popolo guarda ancora a questi criminali come a “galantuomini”. Si tratta di una delle problematiche fondanti nella continua guerra finalizzata allo sradicamento della criminalità organizzata. Con Palmina convive il tentativo di arginare questa complicanza?

Siete sicuri del termine “guerra”? A me, tolte figure assolute della magistratura, tra cui annovero lo stesso Nicola Magrone, primo magistrato antimafia barese già dagli anni ’70, sembra più una costruzione di una Pax romana che una guerra vera e propria. Lo scopo di “Palmina – Amara terra mia” è quello di evidenziare il coraggio, la figura pura di Palmina che è più forte dell’arroganza e della cattiveria, di dimostrare la lucidità e la capacità analitica di una meravigliosa bambina di 14 anni e di come questa bambina chiuda all’angolo, come un boxeur stonato dai colpi, per 36 anni, tutto un sistema giudiziario. Palmina, bruciata per il 70% del suo corpo, con gli organi interni distrutti dal fuoco, mentre è in agonia chiude la sua deposizione con la frase “ho 15 anni e della vita mi sono stancata, voglio solo morire nelle braccia di Cristo che mi aspetta”. Possiamo essere credenti o no ma questa frase è dirompente davanti alla finitezza degli esseri umani e davanti alla prosopopea retorica di certi boss.

Veniamo al testo. So che ha ricevuto una nomination per la miglior drammaturgia al Roma Fringe Festival. Quali sono le motivazioni addotte per il risultato? In altri termini, cosa, a vostro avviso, ne ha determinato il successo? 

Abbiamo smesso di chiedercelo, sinceramente. Ogni tanto andiamo a vedere bellissimi spettacoli con fantastici costumi e faraoniche scenografie, laser ovunque e gente che vola appesa di qua e di là. E poi ci guardiamo, noi che raccontiamo una storia con una sedia e un tavolino, 300 persone si alzano in piedi ad applaudire e ci chiediamo dove sia l’errore in questo paradosso. Penso che il segreto stia in due persone eccezionali che sono Palmina Martinelli e il Dott. Nicola Magrone. Noi due siamo solo i cantastorie di questa vicenda, senza nulla togliere a noi che comunque ci abbiamo messo del nostro, ma ancora non riusciamo a capire questo “nostro” cosa sia esattamente. Ci terremmo a sottolineare che in questo percorso noi abbiamo raccolto un testimone e che senza il Dott. Magrone, che per 30 anni ha urlato da solo la sua verità, la storia di Palmina sarebbe rimasta sepolta in un corridoio dell’archivio del Tribunale di Bari.

Giovanni, come ho puntualizzato nell’articolo precedente, sei stato pluripremiato sia in ambito drammaturgico che poetico. Da dove trai ispirazione? Miri sempre a raccontare o, alle volte, ti limiti a riportare alcune insight allo sguardo altrui?

La creatività è un racconto. Può essere un racconto di un proprio mondo interiore, di un fatto concreto, di una speranza, di una idea, ma rimane un racconto. E lo scrittore deve farlo in maniera empatica, sentendo forte il legame tra se stesso e il lettore, essendo generoso in un rapporto osmotico di dare e avere. Quelli che dicono “io scrivo per me” mentono sapendo di mentire. Si scrive per qualcuno e quel qualcuno si “sente”, si percepisce profondamente, ogni parola è vergata per entrare come un pugnale nell’anima di qualcuno. Che poi sia uno, come in una lettera privata, o siano migliaia, come per uno spettacolo teatrale, non conta. Non sempre avviene il miracolo ma dipende molto dalla forza di questa empatia e dalla generosità dell’artista. Per concludere, per me tutto ciò che è creatività è racconto.

Barbara, Palmina è evidentemente parte di te. Infatti, grazie a questa performance, hai vinto il Premio Martucci. Cosa significa per te portare in scena questi accadimenti? Che emozioni scatena

Questa performance è la prima performance nella mia vita di attrice in cui per un momento accantono leggermente la mia preparazione attoriale in senso stretto. Sicuramente le basi tecniche del mio lavoro ci sono tutte, perché dopo tanti anni sono diventate parte di me, ma mi trascina sul palco un’energia così potente che va oltre la semplice interpretazione. Per essere banale potrei dire “cuore”, ma è ancora di più. A me e a Giovanni piace pensare che “lassù qualcuno ci ami”.

Un’altra domanda rivolta ad entrambi: come fate a trattare temi così sanguigni e viscerali e a sopportarli emotivamente?

E chi ti ha detto che li sopportiamo? Alla fine di ogni replica siamo cotti completamente.

Quali strumenti individuate come più efficaci nella lotta alla mafia? L’educazione alla legalità nelle scuole è importante?

Tutto può essere importante e tutto può essere niente. La cosa fondamentale è l’esempio, al di là di tutte le lezioni sulla legalità che si possano fare. I giovani ci guardano, guardano con attenzione al mondo degli adulti, anche se non sembra, ci scrutano, ci giudicano e ci imitano. Ognuno di noi, nel suo piccolo, deve essere un esempio, deve dire il suo no deciso alle cose poco chiare, agli accordi da pianerottolo, alle zone di grigio della vita, ai favori tra amici e sodali. Solo così si potrà propagare un’ondata nuova di legalità e di etica del vivere civile che spazzerà via l’idea di una società silente in cui la delinquenza organizzata prospera.

Vi chiederei di dirci qualcosa in merito alle vostre aspettative e desideri riguardo a Palmina. 

Vorremmo intanto che l’11 ci sia il tutto esaurito, anche perché l’11 Novembre 1981 è la data in cui Palmina ha subito la sua violenza e per noi sarà un’emozione ancora più forte andare in scena. Vorremmo che il dott. Magrone si conservi ancora a lungo in buona salute e vorremmo che il treno per il ritorno a Bari non facesse troppo ritardo. Per il resto va tutto bene così.

Informazioni sullo spettacolo:

Sabato 11 novembre, ore 21.00 @ Fabbrica del Vapore (Via Giulio Cesare Procaccini – 4 – Milano), Lotto 10;
Rassegna teatrale “Fabbricanti di mondi” di Lyra Teatro (Progetto The Art Land).

Biglietti: 
INTERO 12,00 euro
RIDOTTO <25 anni, >65 anni e tesserati The Art Land 10,00 euro
Prenotazioni: T 3495701890 E info@lyrateatro.it

Chiara Zanetti

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