Benvenuto Paolo, innanzitutto complimenti per la tua carriera, che definirei brillante, e per l’ultimo progetto maturato. E’ un piacere poterti intervistare per TrAmando Milano.

Il 21 aprile scorso è uscito il tuo album “Euritmia”, un titolo che ha subito destato la mia curiosità. L’Euritmia è un’arte di movimento creata da Rudolf Steiner insieme a Lory Maier-Smits e sviluppata successivamente grazie al lavoro di Marie Steiner von Sivers, che vuole rendere visibile ciò che vive nella parola e nella musica. Un obiettivo ambizioso, che trasuda tanta creatività, oltre che a un vivo interesse per la musica e le sue espressioni. Vuoi parlarcene?

Sono curioso e ambisco, stando al mio ego, a essere dove si possa dare sfogo alla propria immaginazione. L’etimologia della parola “Euritmia” mi ha spinto oltre la fantasia che ha alimentato la creatività che è arrivata da ogni sfumatura di respiro dell’anima. Rendere visibile ciò che vive nella parola e nella musica apre l’immagine a un universo parallelo che offre la possibilità di dipingere con cura e chiarezza la propria esistenza tramite il pensiero. Con un suono cammini nei sogni, con una parola sogni un cammino.

Com’è nata la collaborazione con l’etichetta Videoradio Edizioni Musicali?

Tramite un amico che già collaborava con Videoradio ho contattato Beppe Aleo, che ne è l’artefice. Da quella telefonata è nata subito un’empatia che dura tutt’oggi. Beppe è persona pragmatica, pratica e, con la sua esperienza, non teme confronti, per me tutte qualità rassicuranti. Beppe, con la sua parlantina e la sua coerenza, ti ipnotizza positivamente e, a chi collabora con lui, basta stargli dietro per non avere problemi. Un elogio a Lucilla Corioni (LC Comunicazione) che collabora con Videoradio, ed è una sicurezza in fatto di organizzazione promozionale.

Tra le prime esperienze musicali significative, annoveriamo il lavoro con i “Change”, gruppo con il quale suonasti negli anni ’80. Cosa ha significato per te ottenere successo negli USA? Che differenze vi sono tra il pubblico italiano e quello americano?

Il successo non ha due pesi o due misure, certo la soddisfazione di ottenere un disco d’oro in America è stata stratosferica e quell’episodio rimarrà scolpito nella mia mente per sempre, ma credo non vi siano differenze tra fruitori di musica che possano o meno determinarne il successo. Tutt’al più potrei dire che in Usa sono più organizzati nella gestione dei musicisti, sindacalmente protetti. Il successo è secondo alla musica, per questo motivo in primo luogo è l’intensità dell’idea musicale che prevale e alimenta il successo che è garantito dalla qualità dell’opera.

Gli anni successivi ti portano alla ribalta sulla scena italiana. Hai infatti collaborato con artisti del calibro di Eros Ramazzotti, Claudio Baglioni, Laura Pausini, Andrea Bocelli, Miguel Bosè, Fiorella Mannoia, Giorgia, Matia Bazar, Ornella Vanoni, Anna Oxa, Patty Pravo. Immagino che da tutte queste collaborazioni tu abbia tratto tanto, sia in qualità di musicista che a livello umano. Vuoi dirci qualcosa in merito?

La mia vita da musicista si è evoluta partendo dal basso, un tempo si chiamava “gavetta” termine oggi in disuso, questo mi ha favorito un vantaggio oggi difficile da ottenere, cioè una visuale a 360 gradi nel mondo lavorativo. La capacità, che svetta sopra tutto, non è l’unica dote da dimostrare e qui entra in ballo il vantaggio di cui sopra: l’umiltà di mettersi in discussione e costruire, mattoncino dopo mattoncino, la fiducia e la stima per la collaborazione sì musicale ma anche umana con personaggi che, oltre a essere grandi artisti, si dimostrano anche grandi persone che fanno il possibile per mettere a proprio agio chi arricchirà la loro musica.

Torniamo a “Euritmia”. L’album è all’insegna della sperimentazione, tanto che in esso ti esprimi mediante strumenti classici di orchestra, strumenti elettronici e software musicali con lo scopo di rappresentare le sonorità di diverse etnie. Come sei riuscito a coniugare realtà così eterodosse? Credi che siano queste le frontiere della musica oggi? Ovvero la loro assenza in un certo senso, l’ibridazione?

No, non mi ritengo musicista innovativo al punto di creare nuove strade. Mi piace sperimentare, questo si. Sono convinto che sia la musica a donarci la sua linfa. Sta a noi capire e carpirle note che siano in armonia con la nostra anima.

“Amo la musica sopra tutte le arti. Essa comincia dove la parola finisce: è la lingua universale di tutti i cuori che amano e dolorano sulla terra (e che altro è la vita se non amore e dolore?) ci solleva dalla realtà grigia all’impero sterminato e luminoso dei sogni; ci dà il sentimento e la nostalgia dell’Infinito.” Si tratta di una citazione di Rapisardi, poeta italiano del primo ‘900. Per te, invece, la musica cosa rappresenta?

La musica è linfa vitale che alimenta radici di alberi che porteranno nuovi venti a nuovi talenti. La natura stessa è musica che ancora dobbiamo comprendere e far in modo che nascano armonie universali che allarghino la mente. La sofferenza, il dolore, ma anche la gioia e l’amore saranno sempre il carburante che terrà in vita l’arte. Noi siamo gocce, la musica è il mare.

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