A più di quaranta anni dalla morte (1977, era nato a Perugia nel 1906), Sandro Penna resta un poeta che ancora esercita un forte fascino su molti lettori, con versi d’amore appassionati per altri uomini, per la giovinezza che fugge, per la vita in sé, con i suoi miracoli e i suoi strapiombi.

La sua è stata una vita semplice, naïve ma anche maledetta; arcano ed impenetrabile il suo rapporto con la poesia, di uno che per sua stessa ammissione «non leggeva niente» e scriveva dove capitava, sui biglietti del tram o sul bordo dei giornali. Eppure, Penna era al tempo stesso un vero e proprio oggetto di culto da parte di intellettuali come Montale, Pasolini, Morante, Garboli e Saba, per citarne alcuni.
L’Autore trascorse gran parte della sua vita a Roma, fece molti lavori, dal libraio al correttore di bozze, ma negli ultimi anni si sostentò con un piccolo commercio di quadri, morendo in povertà.

La poesia è per Penna il canto di un io innamorato del mondo, di una gioia ancestrale nei confronti di una natura captata in tutta la sua complessità. Ma l’amore, topos prediletto dell’intera poetica penniana, si manifesta spesso in una frustrazione disarmante, frutto di una disparità irrisolvibile tra desiderio e oggetto del desiderio; questi è quasi sempre un fanciullo che accende nel poeta una passione vigorosa e a tratti dolente, e che viene travalicato da un eccesso di investimento emotivo. L’amore, poi, trascende il sentimento umano per farsi stemma di passione per la vita, per le periferie romane, per il mondo osservato da Penna spesso da una posizione sghemba, disgiunta e distante, da un angolo buio o da una finestra, come faceva Virginia Woolf.

Tuttavia, oltre a questa istanza positiva, a questo slancio vitalistico, coesiste in Penna una pulsione di segno antitetico che resta in conflitto con l’immagine di poeta candido e perennemente innamorato. Il suo smisurato amore per il mondo, infatti, si scontra spesso con l’inclinazione alla solitudine, alla vita appartata, al ritiro tra libri, quadri e sogni. Ciò non di meno, il poeta non macò mai di rimproverare alla società i suoi inutili moralismi e i suoi perversi divieti, come ci ricordano questi versi: “Fuggono i giorni lieti / lieti di bella età. / Non fuggono i divieti / alla felicità.”.

Bellissime le considerazioni di Garboli circa la “malattia” penniana, il morbo di chi consuma la vita come se fosse una droga: “Sandro Penna è un classico della malattia, e la sua perversione (la sua vera perversione) consiste nel vivere la malattia, il delirio, la febbre, e i guasti che produce una vita vissuta come una droga e persa nell’oscurità infiammata e lacrimosa dei sogni, con uno splendido abbandono da sano”.  (Le poesie parallele, in Penna Papers, Garzanti, 1984).

Opere del e sull’autore: (fonte Wikipedia)

Poesie, Firenze, Parenti, 1939.
Traduzione di Paul Claudel, Presenza e profezia, Milano, Ed. di Comunità, 1947.
Appunti, Milano, Edizioni della meridiana, 1950.
Arrivo al mare, Roma, De Luca, 1955.
Una strana gioia di vivere, Milano, All’insegna del pesce d’oro, 1956.
Poesie, Milano, Garzanti, 1957.
Croce e delizia, Milano, Longanesi, 1958.
Tutte le poesie, Milano, Garzanti, 1970. (dal 1989 edito come Poesie con prefazione di Cesare Garboli)
Prosa in Acruto Vitali, Il tempo scorre altrove. Poesie 1919-1963, Milano, All’insegna del pesce d’oro, 1972.
Un po’ di febbre, Milano, Garzanti, 1973.
L’ombra e la luna. Sette poesie, Milano, Vanni Scheiwiller, 1975. (con sette acqueforti di Cristiana Isoleri)
Stranezze (1957-1976), Milano, Garzanti, 1976.
Segreti, svelati da Enzo Giannelli, Roma, Don Chisciotte, 1977.
Il viaggiatore insonne, a cura di Natalia Ginzburg e Giovanni Raboni, Genova, San Marco dei Giustiniani, 1977.
Traduzione di Prosper Mérimée, Carmen e altri racconti, Torino, Einaudi, 1977.
Il rombo immenso, Milano, Scheiwiller, 1978.
Confuso sogno, a cura di Elio Pecora, Milano, Garzanti, 1980.
Peccato di gola. Poesie al fermo posta, Milano, Libri Scheiwiller, 1989.
Appunti di vita, Perugia, Electa, 1990.
Lettere e minute, 1932-1938, con Eugenio Montale, introduzione di Elio Pecora, a cura di Roberto Deidier, Milano, Archinto, 1995.
Umberto Saba, Lettere a Sandro Penna, 1929-1940, a cura di Roberto Deidier, Milano, Archinto, 1997.
Una felicità possibile. Appunti di diario, a cura di Elio Pecora, Genova, San Marco dei Giustiniani, 2000.
Cose comuni e straordinarie, a cura di Elio Pecora, Genova, San Marco dei Giustiniani, 2002.
Autobiografia al magnetofono, a cura di Elio Pecora, Genova, San Marco dei Giustiniani, 2006.
Poesie, prose e diari, a cura di Elio Pecora e Roberto Deidier, Collana I Meridiani, Milano, Mondadori, 2017.

Chiara Zanetti

 

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