3.0 INTEGRAZIONE E DISINTEGRAZIONE | “LO STRAPPO” A CURA DI VITTORIO RASCHETTI

Opere di Vittorio Simonini, Annalisa Iadicicco e Riccardo Riva presso Domus Art (Vedano al Lambro, Monza)

Nella corrente di una metamorfosi incessante, dove la stabilità e la permanenza delle cose non è data per sempre, attraversati da un movimento di ridefinizione costante, dove tutto procede non seguendo una modalità di continuità ma tutto si rivolta e accade per rotture, per scarti, per improvvise e laceranti discontinuità. Faglie e confini slabbrati dove non si è ancora, ma già non si è più. Lo strappo è una soglia, un sipario spezzato, una frattura non lineare, una ferita dolorosa e non rimarginata, che secerne vita ed esaspera i nervi scoperti di una sempre più acuta sensibilità. Lo strappo non permette gradualità, non consente ritrattazioni. Lo strappo assume la forma mistica di una immagine scritta col corpo, una scrittura crudele intinta nel sangue sacro di un dolore senza alcuna possibilità di estinzione. L’impiego di materiali simbolici predispone a improvvise aperture, assumendo una inedita densità di significato, insieme magica e profetica, annunciando destini ancora da tutti percorrere. Come nell’arte processuale si attraversa una performance vitale fatta di trasformazione nel tempo della materia, così l’incontro tra persone e pensieri rende possibile l’osmosi tra sottili membrane di recettori sensoriali e neurali in grado di selezionare e secernere nuove forme della sensibilità. Gesti nati impulsivi e impregnati di vita lasciano apparire tracce di combustioni, scheletri di desideri, resti di impulsi e decisioni. Tra sorveglianza e abbandono, il controllo de procedimento artistico passa per una scambio emotivo, la relazione di inconsci differenti crea un cortocircuito della creazione in una proliferazione di punti di vista.

Composizioni raffinate e assemblaggi insoliti di materiali dotati di innate qualità latenti si trasformano in indizi allusivi pronti a svelare il tessuto di relazioni simboliche che avvolge le cose del mondo. L’arte è il trattenersi contemplativo presso gli intrecci inattesi, è l’invito ad ascoltare le pause, o gli oggetti abbandonati concedendo al vuoto il compito di incantare e significare. L’arte restaura il senso perduto, custodisce l’autenticità unendo l’innocenza e la miracolosa forza della fragilità.

Strappati quasi graffiati, abrasi nel puro intreccio di linee di una filigrana di vibrazioni intessute in una stesura di tramature al di sotto di una zona di semplice definizione dell’immagine che lascia intravedere un gioco di energia pura di movimento. Un tremore intrinseco accende le sottili fibre nervose disegnando una mappa dell’inquietudine. Strappi e creazioni leggibili per allusioni, per linee di tensione febbrile.

Pensieri gettati oltre l’espressione, onde anomale congelate sul mare dell’intenzione. Impulsi transitori sottocutanei creano legami sottili, attrazioni sovrapposizioni improvvise, come impronte di polvere di ferro agitate dai capricci di un magnete improvvisamente impazzito.

Vittorio Raschetti

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