Come nasce il progetto Villa Arconati-FAR?

Il progetto nasce nei primi anni 2000, quando Fondazione Augusto Rancilio prende in carico Villa Arconati-FAR.
La Fondazione fin dalla sua costituzione all’inizio degli anni ’80 ha supportato lo studio e la ricerca nei campi dell’architettura e del design, dando borse di studio a tanti giovani che si affacciavano così al mondo del lavoro. Quando, nei primi anni 2000, la Fondazione ha preso in carico Villa Arconati-FAR i suoi sforzi si sono concentrati primariamente sul progetto legato a quest’ultima.

La vostra Fondazione, Augusto Rancilio, è oggi impegnata in un importante progetto di recupero e riconversione culturale della Villa. Come si è delineata nel tempo quest’operazione? Quali sono i risultati che più vi preme ottenere?
Il progetto, iniziato nei primi anni 2000, si è concentrato in un primo momento principalmente sul recupero strutturale del bene (palazzo e giardino), che dopo alcuni anni di relativo “abbandono” aveva la necessità di interventi urgenti di messa in sicurezza e di restauro.
Sono stati avviati i primi grandi cantieri di restauro della Cancellata Nobile, della Limonaia, della Legnaia e della Fontana del Delfino a cui si sono aggiunti nel tempo i restauri del giardino con la piantumazione di centinaia di nuove piante e il costante monitoraggio di quelle preesistenti.
Il recupero del palazzo prevede una progressiva messa in sicurezza delle sale interne e dal 2017 è iniziato l’imponente restauro delle facciate, che permetterà di riportarle all’antico splendore settecentesco di quando la villa veniva definita “la piccola Versailles di Milano”.
Il progetto di restauro, realizzato grazie al sostegno della Soprintendenza dei Beni Architettonici e Culturali di Milano, è sapientemente studiato partendo dalle fonti e dai materiali iconografici storici relativi alla Villa (materiali conservati presso il Centro Studi FAR, che si occupa del loro reperimento, studio e approfondimento).
Parallelamente al recupero strutturale del bene, la Fondazione si concentra sulla riconversione culturale di quella che non potrà più essere una “casa”, ma che si conferma un luogo carico di fascino, arte e cultura con un bagaglio di quattro secoli di storia.
Un luogo che per sua natura non è mai stato un “museo” ma sempre un luogo vivo, nel quale appunto “vivere” esperienze ed attività diverse ma sempre legate allo “star bene” attraverso il godimento di tutti i sensi.
E’ in quest’ottica che la Fondazione promuove attività per Pubblici diversi, che possono vivere Villa Arconati-FAR  a seconda dei propri interessi: l’apertura al pubblico domenicale con le visite guidate, le mostre d’arte, gli spettacoli musicali, le attività legate al gusto (brunch, happy hour ecc), ma anche l’affitto spazi per le feste private, i ricevimenti di nozze, i servizi fotografici.
Ogni attività realizzata e promossa da Fondazione Augusto Rancilio concorre al progetto di recupero della Villa ed è un modo per sensibilizzare attivamente il pubblico a quanto viene fatto per la valorizzazione di un luogo che è ancora oggi poco conosciuto nel suo splendore secolare.
La Fondazione ha, poi, una particolare attenzione per l’Arte in tutte le sue forme e ogni anno organizza esposizioni di arte moderna e contemporanea, mostre fotografiche e di scultura, per valorizzare il patrimonio artistico italiano e internazionale.
FAR continua a sostenere i giovani studenti nell’ambito dei beni culturali, del design e dell’architettura proponendo percorsi di scuola-lavoro e sostenendo progetti di studio e di ricerca attraverso il Centro Studi FAR, che collabora con le più prestigiose università italiane.
Recentemente la Fondazione si è orientata anche al sostegno di realtà territoriali che promuovono l’inserimento nel mondo del lavoro di giovani in difficoltà. Nel bookshop della villa vengono venduti prodotti realizzati da cooperative sociali che realizzano oggetti di artigianato dando lavoro a giovani portatori di handicap, attività agricole a km 0 ecc..
Fondazione Augusto Rancilio intende, dunque, riportare la Villa al suo antico splendore, inserendola però appieno nel contesto storico e culturale attuale rivolgendosi al futuro, in un’ottica sempre più ampia di valorizzazione che valichi i confini locali in una prospettiva sempre più internazionale. Perché Villa Arconati-FAR, la nostra “piccola Versailles” merita di tornare ad essere considerata a pieno titolo una delle meraviglie del patrimonio culturale italiano.
Per la stagione espositiva 2018, proponete la mostra: “Sguardi nuovi per antiche stanze. La collezione Kiron a Villa Arconati-FAR”, una selezione di opere degli artisti più rappresentativi della cospicua collezione radunata a Parigi da Espace Kiron a partire dagli anni Ottanta. Tra gli altri, figurano Antoni Taulé, Pierluigi Bellacci, Peter Deckers in arte Varozza, Jean-Luc Guérin e André Queffurus, a cui si aggiunge Emanuele Gregolin. Quali sono il filo conduttore dell’esposizione e le tematiche su cui si concentrano le sei sezioni monografiche in cui è organizzata?

La mostra è organizzata per sezioni monografiche: le sei sale del piano nobile di Villa Arconati-FAR sono riservate ciascuna a un artista fra i più presenti, per numero di opere, nella collezione Kiron: sono gli artisti che hanno infatti avuto un rapporto continuativo più assiduo con la galleria Espace Kiron di Parigi, che era nata con la vocazione di sostenere e incentivare i giovani artisti dando loro un luogo dove esporre e, spesso, uno spazio dove poter vivere e dipingere. Nel complesso, la mostra presenta una campionatura di modi della pittura contemporanea che affondano le loro radici nel ritorno alla pittura degli anni Ottanta: da un neoespressionismo basato sul colore (Varozza) e sul segno (Guerin) a un iperrealismo che entra quasi in competizione con gli sfondati prospettici della pittura antica presenti in Villa (Taulé); passando per le istanze di nuova figurazione eredi dell’Informale (Queffurus) e approdare al tema del primordio e di una gestualità con accenti di primitivismo (Bellacci). La presenza in collezione di Gregolin, invece, documenta la continuità dello spirito di Kiron dalla sede di Parigi (chiusa nel 2012) a Villa Arconati-FAR, che ha trovato la sua prima espressione sostenendo la ricerca visiva di un artista del territorio.

L’altra mostra in programma è “Doppio interno. Giancarlo Ossola a Villa Arconati”. Questo pittore, tra i più rappresentativi a livello nazionale dello scorso secolo, realizzò un’ampia e inedita documentazione fotografica di Villa Arconati appena prima che i suoi arredi interni venissero interamente messi in vendita. Cosa si evince da questo ricco dossier fotografico? Dalle caratteristiche inconfondibili, i lavori di Ossola fanno parte di un ampio apparato teoretico che dà vita a opere in cui gli spazi vengono ritratti in tutta la loro inquietudine; l’artista compie infatti un’indagine sui significati intravisti delle cose, un’esplorazione del mondo sommerso. Questo, a suo avviso, emerge anche nelle fotografie? 

Ossola aveva una grande passione per i luoghi abbandonati e disabitati. Nei luoghi in cui la presenza umana era ormai assente percepiva la forte impronta lasciata dai suoi antichi abitanti: nasce così una pittura centrata sui luoghi dell’abbandono prima, sulle fabbriche dismesse poi. Il ciclo dedicato a Villa Arconati si colloca fra queste due categorie, ma offre soprattutto l’occasione per esprimere una delle grandi passioni dell’artista per la pittura e per l’arte del Seicento, in cui riconosce un antenato nobile per la pittura Informale, di cui si sente un erede. La fotografia, in quegli anni, è per lui uno strumento di lavoro, un primo momento dell’atto creativo: la composizione del quadro avviene nella macchina fotografica prima di essere tradotta su tela, e testimonia naturalmente delle curiosità e degli interessi visivi dell’artista. Dale fotografie emerge quell’inquietudine degli oggetti che si trasmetterà nella pittura, ma si coglie soprattutto il suo interesse per gli scorci complessi, per l’avvicendamento delle stanze che si susseguono a cannocchiale e creano delle quinte prospettiche in successione, incorniciando implicitamente determinati brani del soggetto. Indubbiamente con la fotografia Ossola cerca quegli elementi visivi più congeniali alla sua pittura, quelli su cui si sono depositati i segni del tempo e, se si vuole, la polvere della storia.

Informazioni utili:

Apertura mostre– ogni domenica fino al 14 Ottobre 2018 mostra su Ossola, ogni domenica fino al 21 Ottobre 2018 quella della collezione Kiron.
Indirizzo: Via Madonna Fametta, 1, 20021 Castellazzo MI

Chiara Zanetti

 

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