“La vita sconosciuta” è il secondo romanzo di Crocifisso Dentello, scrittore originario di Desio, classe 1978. Edito da “La nave di Teseo” nel 2017, il testo sta conquistando il successo meritato da parte di pubblico e di critica, tanto che ha concorso a numerosi premi letterari di nota fama in tutto il Paese. 

Sinossi: 

“La vita sconosciuta” è un testo che si rapporta con il passato prossimo, privato e pubblico, di due persone straziate dalla storia e logorate interiormente, in un dissidio reso in maniera tesa quanto splendida per la stessa ragione, ovvero l’assenza di compromessi di sorta.
Come recita la quarta di copertina: “Ognuno ha una percentuale di vita sconosciuta alla propria compagna. Lo spicchio è di varia grandezza ma il mio era ampio e irreversibile come un pozzo senza fondo”. Queste le parole del mormorare di Ernesto, cinquantenne disoccupato con un trascorso da attivista politico comunista alle spalle. La sua improduttività contrasta in modo stridente con l’operosità intensa e persino eccessiva della moglie Agata, di origini sicule e altrettanto impegnata sul fronte politico. Difatti, fu questa la cornice dove i due si incrociarono anni addietro, intrecciando inesorabilmente il proprio groviglio di ideali posticci, i quali in realtà hanno più il sapore di rivendicazioni personali. Similmente la ritrae l’autore: “La coscienza politica di Agata non aveva conosciuto evoluzioni o cosmesi di sorta perché permaneva la sua condizione di emarginata. Era rimasta ferma agli anni della giovinezza inchiodata a quell’odio primordiale che la faceva rivoltare contro il mondo, prima ancora che per ragioni ideologiche per la natura stessa della vita”. Ecco la bizzarria a tratti verghiana di una donna emancipata solo in apparenza, capace di urtare il perbenismo e le convenzioni borghesi ma non di raggiungere un vero e proprio margine di libertà personale; gravida di una materialità opaca e volgare, la figura femminile tracciata da Dentello corrode l’artificio e la sublimazione artistica, accantonando per sempre l’aura romantica della seduttrice. Agata è colta piuttosto come vittima dei suoi bisogni di riscatto più intimi ma tragicamente irrealizzabili, quasi fosse inseguita da un fantasma senza infamia e senza gloria: il quotidiano gretto di una qualunque periferia milanese.

Ernesto rivive in continuazione la perdita della moglie, riflettendovi lucida e amaramente: “A  bruciare era davvero la mancanza di Agata, il fatto di avere perduto per sempre la donna che avevo sposato, o al contrario il mio inconscio rigettava il lutto perché mi costringeva a una resa dei conti definitiva con i miei fallimenti?” Tante le domande che pone l’autore attraverso il testo, ricco altresì di riferimenti topografici che ci fanno gustare appieno la geografia cittadina milanese. Il romanzo si muove così a cavallo tra due dimensioni: quella della coscienza dei personaggi e della coscienza storica della metropoli in cui è situato. Paradossalmente, Ernesto, di primo acchito colto in un ozio sempiterno, è il personaggio più indagato psicologicamente, l’unico in grado di “passare all’atto” e vivere la sua omosessualità – per il resto taciuta – tra carrozze ferroviarie e angoli di parchi.

 

Note d’autore: 
Crocifisso Dentello
è nato in Brianza nel 1978. Ha esordito nel 2015 con “Finché dura la colpa” (Gaffi), romanzo che è diventato un caso editoriale grazie alla calorosa accoglienza della critica e dei lettori.

 

Chiara Zanetti

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