“Un’ovvia, elementare definizione dell’arte (o poesia, che per me vanno intese come sinonimi) è che l’arte è il contrario della disintegrazione, perché la ragione propria dell’arte, la sua giustificazione, il suo solo motivo di presenza e sopravvivenza, o, se si preferisce, la sua funzione è appunto questa: di impedire la disintegrazione della coscienza umana, nel suo quotidiano, logorante, e alienante uso col mondo; di restituirle di continuo, nella confusione irreale, e frammentaria, e usata, dei rapporti esterni, l’integrità del reale, o in una parola, la realtà. Dunque, l’arte è un ritratto della realtà e, nella laida invasione dell’irrealtà, può rappresentare quasi la sola speranza del mondo.”

Da Pro o contro la bomba atomica, Elsa Morante

L’arte è il contrario della disintegrazione, scriveva Elsa Morante. Il perituro e il caduco del mondo ci annienterebbero fosse altrimenti. Tutto sarebbe destinato ad estinguersi, ridursi, consumarsi senza lasciare segni evidenti del nostro passaggio, della nostra presenza e del manifestarsi delle nostre coscienze. Compito dell’artista, invece, è di restituirci lo sconfinato e il perenne; di opporsi all’effimero per dare forma e sostanza all’invisibile traccia del sentimento, dell’emozione, del vivere sentendo. Questo, Ciro Cioffi, lo sa intimamente. Artista di Ottaviano, borgo campano alle pendici del Vesuvio, Ciro Cioffi vi nacque nel 1956. Per grande parte della sua carriera vi ha abitato e operato instancabilmente, dando vita a una ricerca artistica avvallata e penetrante, mossa dall’urgenza di ricercare registri espressivi sempre nuovi e significativi del suo bisogno di investigarsi, come artista e ancor prima come uomo estremamente legato alle sue origini e alla sua terra di provenienza. Abitare a ridosso di un vulcano attivo significa convivere con l’emergenza, con l’insostenibile presenza del pericolo che, in un momento, tutto inghiotte e porta via: l’uomo e la civiltà, i suoi frutti, la sua storia e la fatica. La montagna che si spacca e partorisce lingue di fuoco ti rende consapevole che la terra che calpesti respira a ogni istante. Ben lo rende la famosa poesia leopardiana “La ginestra”:

“(…) e fur città famose,
che coi torrenti suoi l’altero monte
dall’ignea bocca fulminando oppresse
con gli abitanti insieme. Or tutto intorno
una ruina involve,
ove tu siedi, o fior gentile, e quasi
i danni altrui commiserando, al cielo
di dolcissimo odor mandi un profumo,
che il deserto consola. (…)

La ginestra, vv. 29-37

Il vulcano ha già danneggiato gli uomini e le loro velleità di un vivere felice ed è in ogni momento all’erta per ricordare a tutti la vanità della speranza. Ma è da questo rifiuto di un paradiso illusorio che nasce l’invito a un agire più consapevole, che rappresenta anche un’accettazione coraggiosa della realtà. Al pari del poeta recanatese, Ciro Cioffi non si rassegna alla precarietà della condizione umana e ci invita, attraverso le sue opere, a prendere atto dell’immanenza, trascendendola ad ogni istante, in un ordito di colori, materia, luci che spuntano dal nero più oscuro, dal pericolo, dal rischio di un vivere funambolico, minaccioso, ma mai scontato e privo di una preziosa capacità immaginifica.

Moltissime le opere plastiche polimateriche; il quadro diventa il luogo deputato a radunare interazioni eterogenee tra materiali diversi, tra cui il bitume, la sabbia, il polistirolo e l’ottone. La tavolozza si arricchisce così di elementi extra-pittorici, divenendo simulacro di una duttilità espressiva e di una capacità di innovazione davvero sorprendenti. Ecco allora che la ricerca esistenziale della vera essenza della realtà si fa strada attraverso la natura poliedrica dell’attività artistica, intesa come sintesi di possibilità inedite e pluridimensionali.

Pittore visionario, Cioffi evidenzia l’imposizione del cosmos sul caos, una dialettica che ci ricorda come l’ordine sia il frutto di una conquista quotidiana stagliata su di uno sfondo oscuro e in movimento, malgrado gli sforzi di rendere il reale a misura d’uomo e delle sue capacità intellettive. Niente di compiuto e definitivo quindi, ma piuttosto un circumnavigare di istinti, fatti, desideri e ragione.

Chiara Zanetti

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