Poche volte un film mi ha emozionato così intensamente. Che io ricordi, è successo solo con “Magnolia” di Paul Thomas Anderson, che ancora oggi annovero tra i miei film preferiti. Nonostante la critica di genere l’abbia massacrato per la trama mielosa e scontata, il pubblico è di altro parere e lo ha accolto per quello che è: un gioiello del cinema contemporaneo.

“La bellezza collaterale” è un concentrato di suggestioni: malinconia, rimpianto, resistenza all’orrore e ricognizione della bellezza che alberga in tutte le cose, questi gli ingredienti fondamentali di una pellicola densa, che sviluppa più piani narrativi e raggiunge uno splendido climax finale, di cui non vi anticipo nulla per non rovinarvi la visione.

Cosa succede nella psiche di una persona quando perde gli affetti più importanti della sua vita? Lo rende magnificamente Will Smith nei panni di Howard Inlet, uomo che vive con disperazione la scomparsa della figlia Olivia, una bimba di soli sei anni, proprio quando si trova al culmine della sua carriera professionale in qualità di manager di un’agenzia pubblicitaria. Howard si chiude in sé stesso, risultando irraggiungibile agli altri: i suoi colleghi e persino i suoi cari. L’unico rapporto che sceglie di coltivare è di natura epistolare e non con delle persone, bensì con le entità che reggono il  mondo: il Tempo, l’Amore e la Morte. Questa la scoperta di una detective assoldata dai colleghi, nonché amici: Whit, Simon e Claire. Quest’ultimi si provano nell’impresa di dare alle citate entità un nome e un’anima, ingaggiando degli attori teatrali che risponderanno personalmente alle parole scritte da Howard.

Ognuno degli attori ha una parte da interpretare: Brigitte impersonerà la morte, Aimee Moore presterà il suo volto all’amore mentre Raffi raffigurerà il tempo. Brigitte, Aimee e Raffi avranno a loro volta come referenti Simon, Whit e Claire. Questi ultimi scopriranno, grazie alla loro trovata, di avere un guerra in corso proprio con le entità interpretate dagli attori assunti per la messa in scena. Simon, che si interfaccia con Brigitte, sta combattendo con la morte a causa di un tumore, Claire si confronta con Raffi e vorrebbe avere più tempo per poter esaudire il desiderio di maternità e Whit, che ha contatti con Aimee, spera nell’amore di sua figlia che però lo detesta.

Attraverso il film, lo spettatore viene catapultato d’impatto all’interno di un baratro nero, doloroso e senza vie d’uscita, perché nessuno riuscirebbe a sopravvivere a una perdita così devastante. Eppure Howard, personaggio a cui non avremmo dato un soldo, ci sorprenderà con la scoperta della bellezza collaterale, gli atti di gentilezza disinteressata che derivano dalle tragedie.

Chiara Zanetti

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