Si intitola ‘Isole migranti’ la mostra del maestro Ciro Palumbo che si terrà a Catania dal 2 all’15 novembre. A ospitare le oltre 30 opere dell’artista torinese saranno le stanze dello splendido Palazzo della cultura, in via Vittorio Emanuele II, nel cuore della città. In questi ambienti, le tele di Palumbo racconteranno dell’essere umano, visto come isola, solo nel mare della vita, a volte agitato e spaventoso, a volte sereno e di una bellezza struggente.

Altra tematica che ricorre nei lavori del pittore di origini partenopee è il concetto di migrazione. Dall’antichità ‘l’uomo isola’ si sposta, a volte lascia le acque conosciute per senso di avventura, spinto dal desiderio di conoscere ciò che s’ignora, altre volte parte per necessità. “Oggi si parte per fame, per via delle guerre”, racconta l’artista. Palumbo si impone come il poeta dei migranti, disegnando barche che partono verso un futuro incerto, cariche di dolore, di delusioni, ma anche di aspettative e di speranze. Tornano anche i cipressi, intesi come simbolo di vita.

Le migrazioni, attraverso un mare surreale, un paesaggio metafisico ricco di simbolismo, sono il grande filo conduttore dell’opera di Palumbo. Già due anni fa espose insieme ad altri artisti a Binario 18, a Torino. Una sorta di porto non sfiorato dalle acque, dove approdavano, negli anni Sessanta e Settanta, gli emigrati in arrivo dal sud Italia per cercare un lavoro e un destino migliore.

Questa nuova personale catanese è poi nata intorno alla grande scultura creata per l’università di Messina. E per dirla con le parole della critica d’arte Alessandra Redaelli, segna un’ulteriore svolta nella carriera dell’artista. “Se le suggestioni del mito, del viaggio, dell’eroe e del sogno restano come filo conduttore, – commenta l’esperta – la pittura si trasforma facendosi più emozionale e istintiva. La nuova attenzione al colore l’avevamo già colta nei lavori più recenti come un bisogno di concentrarsi sui simbolismi delle cromie andando ben al di là del dato naturale. Ma qui, ora, è come se Palumbo avesse sfondato una barriera invisibile e avesse dato libero sfogo al carattere più selvaggio del colore. Perché se è giallo deve essere oro colante, se è rosso allora è sangue, passione, fuoco; il blu si accende di luci smaltate, l’arancio arde. Ma soprattutto ecco i bianchi calcinati, ruvidi, scabri. E i neri fondi e bituminosi nei quali si ha l’impressione di sprofondare”.

La mostra è stata organizzata dal Museo la Contea di Caravaggio – Promozioni Artistiche di Catania.

(Pubblicazione comunicato stampa)

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