“Non c’è più niente da esprimere, eppure bisogna dirlo.” questa frase lapidaria e ipercosciente di Beckett è la matrice epistemologica ed estetica delle opere dello scrittore irlandese, che si fondano innanzitutto sulla sperimentazione di forme compositive estreme ed estranee al dire medesimo, che possano inscenare la simulazione analogica del Nulla.

Il Nulla diventa immagine e lessico al fine di rappresentare col più radicale realismo, attraverso l’esercizio di un linguaggio assurdo ricavato dalle fibre recondite della vita icasticamente esposta alla propria inerte insensatezza, la tragedia innanzitutto biologica e successivamente sociale e politica dell’esistenza umana. D’altronde, “Niente è più reale del nulla.” citando un’altra emblematica sentenza di Beckett.

A questa weltanschauung non sfugge nemmeno “Finale di partita”, una delle sue opere drammaturgiche più note e importanti, in scena al Piccolo Teatro Grassi fino al 4 novembre, interpretata da Glauco Mauri e Roberto Sturno con la regia di Andrea Baracco. Un solo atto, due protagonisti in una casa, un uomo consunto dalla vecchiaia e ormai invalido, Hamm, in compagnia di un individuo più giovane, suo servo, Clov, per il quale è impossibile sedersi, in antitesi al padrone paralitico obbligato a stare seduto; quindi legati dal mutuo bisogno oggettivato dalla reciproca assistenza alimentare, simboleggiata dalla dispensa, di cui esclusivamente Hamm possiede le chiavi ma solo Clov può recarvisi e disporre il cibo per entrambi. Marginali e come appendici di uno sfondo che, all’esterno dell’abitazione, arguiamo essere una specie di metastorico deserto sottovuoto dove tutto è estinto, sono gli incartapecoriti genitori di Hamm, Nagg e Nell, privi di arti e reclusi in bidoni dell’immondizia. Si gioca il finale di una criptica, sciagurata partita a scacchi che si sta inverecondamente trascinando per pura ostinazione contro l’evidenza di una rimonta impossibile: Hamm, il Re stritolato dall’assedio, e Clov, il pedone in disarmo; tutt’intorno ci sono il mondo, l’universo, il Nulla che avanzano con inesorabile, tragicomica lentezza.

Informazioni utili:

Fino al 4 novembre

Piccolo Teatro Grassi

Via Rovello, 2, Milano

02 42411889

Ulderico Annoni

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