“Le mie passioni erano tutte unite assieme come le dita che formano un pugno. La determinazione è oggi considerata un’aggressione; allora io sapevo fosse uno scopo.”

(Bette Davis)

C’è un fil rouge in questa galleria di ritratti commoventi ed è proprio la passione femminile, vissuta talvolta esasperatamente ma sempre ambasciatrice di amore, vitalità, onirismo e sete di esperienza. Vivere, sognare, piangere sommessamente, gridare in maniera feroce, dolersi dell’ingiustizia, di quello spazio bianco non ancora ben definito che è il ruolo della donna nella società, prima moderna quindi contemporanea.

Si dice che i diritti siano i medesimi per i due sessi, eppure basta essere un po’ acuti e, soprattutto, onesti, per capacitarsi che non è stato e non è ancora così. Lo spartiacque si accorcia, forse siamo in una fase sensibilmente diversa rispetto a qualche anno fa ma, in fondo, c’è ancora molta strada da fare perché la donna acquisisca nell’immaginario collettivo la stessa dignitosa forza della figura maschile. Questo, Elena Pellegrino, lo sa intimamente e lo rappresenta in maniera assertiva e decisa, ai limiti dell’esplosione cromatica, in tutti questi lavori di matrice marcatamene espressionista. Troviamo, tra le altre, Sylvia Plath, Antonia Pozzi, Anne Sexton, Frida Kahlo. Poetesse, artiste figurative, cantanti, attrici che hanno un denominatore comune: una personalità polifonica, mai limitata a qualche sfumatura, forte e dolente, quasi la nota malinconica fosse l’altra parte della medaglia di una potenza solare e accattivante.

Si tratta, come confessa Elena Pellegrino sull’orma delle sue creature, di seguire le strade, a volte incomprensibili, della follia quale arma di riscatto e di affermazione.

L’artista esporrà a breve in una mostra collettiva presso la Galleria Spazio Porpora di Milano. Il vernissage è previsto per martedì 12 dicembre.

Chiara Zanetti

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