Uno spettacolo tutto al femminile che prende spunto dai “Comizi d’amore” di Pier Paolo Pasolini. 

Una commedia dirompente, a tratti esilarante, proteiforme e ben compiuta quella di Alessandra Faiella, Livia Grossi, Lucia Vasini, Francesca Sangalli e Rita Pelusio, la quale si è occupata anche della regia.

L’universo femminile e i discorsi attorno ad esso sviluppati sono spesso strumentalizzati e strumentalizzabili, oggetto di una lettura quasi kafkiana anche laddove dovrebbe essere semplice e lineare. Questo il tema del testo drammaturgico, che alterna sapientemente momenti comici e ridenti con altri di riflessione acuta su questioni di attualità. In genere, quest’ultimi sono affidati alle lettura di Livia Grossi, giornalista ritratta nella foto a sinistra.

Tuttavia, anche nei momenti di puro divertimento siamo indotti a pensare, soprattutto – mi viene da dire – a un ideale prefabbricato al quale la donna dovrebbe corrispondere per essere accettata socialmente, nella propria sfera di amicizie ma anche, in maniera più banale, dall’altro sesso. Si parla infatti di counselor con una missione quasi redentiva, di amigdala quale contenitore della memoria emotiva, di consigli sotto forma di corsi sul sesso che sottolineano prudentemente di non lasciarsi andare a momenti di comunicazione mal dosati durante l’atto sessuale, ricette erotiche che vogliono della quinoa su un letto di lattuga “selvaggia” e molto altro ancora.

Le questioni più pungenti affrontate riguardano invece la chirurgia estetica e plastica, come la pratica dello sbiancamento anale o quella della ricostruzione labiale, il business della prostituzione ove i soldi vengono generalmente reinvestiti nel traffico di armi e droghe sino ad arrivare all’infibulazione e la storia di Maritù, molto intensa e commovente.

Un testo virtuoso e arzigogolato sia dal punto di vista dei contenuti che da quello linguistico, attrici preparate e divertenti, tematiche pregnanti che inducono alla riflessione… Insomma, uno spettacolo tutto da vedere, fosse anche solo per scoprire cose nuove abbandonandosi a quattro sane risate.

 

Chiara Zanetti

 

 

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