Note biografiche

Salvatore Cammilleri, classe 1973, nasce a Palermo. Dopo essersi diplomato in elettrotecnica, studia grafica, web design e comunicazione. Tra le varie esperienze in questo campo, realizza il cartoon “Sciatto il gatto visita Caltanissetta”. In seguito, soggiorna a Bolzano, quindi a Bologna, dove frequenta l’università DAMS – Cinema. Numerosi i progetti artistici a cui si dedica con grande entusiasmo e dedizione. Tra questi, risalta la creazione del progetto RAW. Nel 2014 fonda con l’artista Caterina Arena l’associazione culturale Eureka!, parola che viene usata per indicare e celebrare una scoperta appena avvenuta o un’invenzione. Come membro del direttivo artistico e vice presidente della stessa si dedica, sin dal principio, allo sviluppo e alla cura di progetti d’arte contemporanea attraverso varie sperimentazioni di carattere avanguardista.

Nel 2015 e nel 2016, cura la prime due edizioni del Festival d’arte contemporanea “Estrazione/Astrazione” presso gli spazi del quartiere arabo di Caltanissetta. Inizia una collaborazione con il poeta Annarita Borrelli e in un connubio tra arte e poesia, realizza l’opera “L’Autrice”, fondando altresì il portale di informazione e approfondimento culturale ignorarte.com di cui ricopre il ruolo di direttore artistico. In occasione del Natale 2015 e 2016 cura il progetto GENE, collettiva di video artists, distribuita in più di 20 location in tutto il territorio nazionale. Nel 2017 cura il progetto “Essenziale. Certe volte sogno. Altri Mondi” a Roma. Cammilleri cura numerosi altri progetti di indiscutibile valore. Per saperne di più, vi invito a visitare il sito personale dell’artista a questo link:

http://www.salvatorecammilleri.com

L’arte di Cammilleri

Al giorno d’oggi, siamo portati a interfacciarti con numerose esperienze artistiche ma – al di là del gusto personale – sono poche quelle che riescono a trasmetterci un messaggio, che recano in sé una spinta propulsiva degna di nota, che sono capaci di percepire ed afferrare il nostro tempo. L’arte di Cammilleri è indubbiamente una di queste. Nelle sue infinite sfumature (sculture, installazioni, lightboxes, video art ecc.) si configura come rappresentazione di ciò che siamo noi, qui ed ora, un viaggio all’insegna della conoscenza di sé e del mondo; un itinerario spesso sofferto, segno di interrogativi che non sempre trovano risposta, ma più che mai efficace e suggestivo.

Intervista

C.Z. Salvatore, intanto grazie per avere accettato di essere intervistato per TrAmando Milano. Innanzitutto, vorrei chiederti cosa pensi del panorama artistico attuale in riferimento alla molteplicità di esperienze che caratterizzano la contemporaneità. Nel ‘900 Duchamp dimostrava attraverso i suoi lavori che l’arte è potenzialmente tutto e Joseph Beuys dichiarava che tutti possono fare arte. Egli, infatti, è dell’idea che la creatività non è prerogativa di chi si definisce artista. In sostanza, l’arte non è più un concetto museale, bensì antropologico e in quanto tale si rivolge ad ogni campo dell’attività umana, investendo soprattutto la dimensione pratica dell’agire, in un processo di liberazione dell’individuo. Questa concezione è un successo planetario in virtù della sua democraticità. Personalmente, sono di altro parere: non tutti sono artisti. Come ti posizioni nei confronti di questo dibattito?

S.C. Ogni tanto mi piace dire una battuta riguardo l’arte contemporanea: “Ieri dicevano questo lo so fa anche io, oggi purtroppo lo fanno o lo rifanno”. Ovviamente, la creatività può essere alla portata di tutti, tuttavia il processo artistico è ben altra cosa. Bisogna sempre distinguere il bisogno dall’essere. Questo sistema che giustamente tu definisci democratico ha portato ad un potenziale appiattimento dove sempre più numerosi protagonisti in gioco giustificano ogni cosa perdendo di vista ciò che è l’essenza dell’arte: pathos, emozione, pensiero, idee ed il saper fare.

C.Z. Quando ti sei accorto di avere questa vocazione e cosa ha provocato in te?

S.C. In realtà non mi sono mai “accorto”; per me è stato fin troppo naturale. Per ciò che ricordo, la mia vita è sempre stata influenzata dal disegnare, modellare, scolpire, progettare, inventare, assemblare ecc. Ad un certo punto ho semplicemente maturato consapevolezza agendo poi in funzione dell’Arte.

C.Z. La tua formazione è molto poliedrica. Cosa hai tratto dalle tue varie esperienze in questo senso?

S.C. Semplicemente, mi piace divertirmi esplorando e quindi utilizzando diverse tecniche, materiali e metodologie. Ciò che traggo è poi il divertimento ancor più intenso che scaturisce dalla mescolanze delle cose.

C.Z. Mi soffermo un attimo sui temi. Un assunto ricorrente sono le ali: simbolo di movimento, di volo, di immaginazione, ma soprattutto di spiritualità. Che accezione assumono nella tua arte? Bellissima l’opera “Una volta volavo (stelle e stalle)”. Le ali nella cassa stanno a significare la morte della speranza?

S.C. Si. Le ali sono un simbolo ricorrente nei miei lavori. In realtà rappresento sempre lo status del “non volo”, evidenziando l’incapacità umana di esprimere la propria volontà di potenza. Nello specifico l’opera “Una volta volavo (stelle e stalle)” manifesta questa impotenza colpevolizzando i rimpianti. Ci tengo a dire che ho realizzato questa installazione nel quartiere Angeli di Caltanissetta dove ho vissuto fino ai 20 anni. Ciò che voglio trasmettere non è un messaggio pessimistico, quanto piuttosto un senso di consapevolezza amara che può spronare a migliorarci.

C.Z. Vorrei spostare l’attenzione su un’installazione recente: “La vita è necessariamente bipolare”, riportata in foto. Quest’opera ha destato la mia curiosità e il mio stupore, soprattutto grazie alla sua efficacia. Delle sfere luminose di colori diversi, congiunte da ponti di forma distinta, a significare l’unione tra poli opposti. In filosofia, la polarità è l’espressione del rapporto di reciproca dipendenza di elementi contrapposti. In maniera dissimile dal semplice dualismo, la polarità implica anche un nesso di complementarietà tra gli opposti, per cui ciascuno dei due poli, pur essendo avversato dal suo contrario, trova in quest’ultimo il suo fondamento costitutivo, in altre parole, la sua ragion d’essere. Nella filosofia cinese, importante in questo senso è la disciplina del Taoismo. In quella occidentale, la dialettica postulata da Platone e dai suoi seguaci o la corrente dell’Idealismo tedesco che vede tra i suoi rappresentanti Hegel.
La polarità mi affascina, mi cattura e soddisfa il mio modo di vedere la realtà. Vuoi dirci qualcosa in merito alla genesi di quest’opera? A tuo avviso, in che senso la vita è necessariamente bipolare?

S.C. Complimenti per la tua analisi. In realtà, l’opera è costituita da cinque sculture. Tutto nasce da quella centrale “Necessariamente bipolare” con cui ho voluto rappresentare artisticamente il senso delle origini, così come raccontate e spiegate dalla scienza in tutte le sue forme. L’opera è ispirata al generatore di Tesla; le polarità sono date da due mondi diversi, uno primordiale e uno evoluto; l’arco elettrico è raffigurato dall’umanità più o meno evoluta.
Di seguito la ricerca mi ha portato alle altre quattro sculture satellitari che completano l’opera. Mi piaceva l’idea un’installazione che potesse richiamare l’immagine di un sistema planetario, tanto quanto un sistema atomico proprio per affermare che “la vita è necessariamente bipolare” per cui ogni forma di energia è data da due uguali ed opposti. Queste ultime si chiamano Scilla e Cariddi. Volevo rappresentare l’idea di un mito contemporaneo come il ponte di Messina, attraverso l’antico mito di Scilla e Cariddi.

C.Z. Vorrei ci parlassi dei tuoi progetti più significativi e dei tuoi sogni nel cassetto.

S.C. Tra i tanti progetti che ho realizzato ne voglio citare quattro: “Raw”, un progetto di performance fotografica interattiva “Work in progress”, che dà la possibilità a chiunque di fare da soggetto fotografico per la costituzione di un esercito artistico. “L’Autrice”, in collaborazione con il poeta Annarita Borrelli, opera in cui poesia e arti visive si uniscono per dar vita a nuove emozioni.
Infine “PROTEIC O…”, una video installazione interattiva, con cui in modo ironico attraverso il simbolismo dell’uovo intero e fritto, invito le persone a fruire l’opera ovvero a friggere e poi mangiare un uovo per arrivare ad una maggiore consapevolezza della caducità umana.
Per quanto riguarda i sogni nel cassetto, i sogni per definizione non possono essere racchiusi e di conseguenza anche io, insieme ai miei sogni, cerco di non stare nel cassetto.

Chiara Zanetti

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