È uscito nel marzo dello scorso anno il vostro primo EP; “Love, Hate, Obsession”, che comprende i seguenti singoli: Blackened, Amazing Sun, Reverb, Portrait of Love, Heroes (David Bowie cover). Pubblicato in tutto il da RNC Music, l’EP ha ottenuto già i primi riscontri a livello internazionale in Russia e Corea e questo 2020 si spera sarà la volta del successo in Italia; intanto, vi apprestate a esibirvi per Sanremo Rock. Come vi sentite per questo traguardo?

Siamo contenti ed orgogliosi di poter partecipare alla fase finale di questa manifestazione.
Abbiamo già avuto modo, negli anni passati, di esibirci in contest musicali e sono sempre state delle ottime esperienze. Ci hanno permesso di arricchire il nostro bagaglio e di conoscere altre band; condividere palco e sudore con altri musicisti è molto Rock ‘n roll.
Tuttavia non consideriamo San Remo Rock come un traguardo, bensì un punto di partenza, un motivo per spronarci a lavorare sempre di più e sempre meglio, per raggiungere obbiettivi sempre più importanti.
Consideriamo questo 2020 come l’anno dei cambiamenti, vogliamo che sia l’anno della svolta.Love, Hate, Obsession è stato accolto bene da molti ed ha avuto buone risposte, anche all’estero appunto.È stato il nostro primo lavoro e ci saremo sempre affezionati  ma il mondo della musica corre in fretta e noi abbiamo già canzoni nuove, pronte da registrare.
Puntiamo ad uscire con qualcosa di nuovo il prima possibile.

Cosa condiziona le vostre scelte artistiche?

Diversi fattori, diciamo che le nostre influenze  musicali fanno da padrone, questo porta a dei cambiamenti molto frequenti.
Ascoltiamo tanta musica diversa  e, nonostante i nostri background musicali siano sempre stati differenti fin dal principio, siamo riusciti a dare nel tempo un senso comune a quello che facciamo.
A volte le nostre scelte sono state condizionate anche da consigli di professionisti con i quali abbiamo collaborato: produttori, arrangiatori, etichette,manager….
Diciamo che per quanto tentiamo di essere il più indipendenti possibile riguardo alle nostre scelte, accettiamo ovviamente i consigli di persone esperte che possano aiutarci a migliorare.
Siamo ambiziosi, non presuntuosi.

Come vi approcciate al panorama indie rock contemporaneo? Che tipo di collocazione vorreste trovare?

Il nostro sogno è quello di poter fare musica; è quello che amiamo e sarebbe bello poterlo condividere con il numero massimo di persone possibili.
Non si parla di riempire stadi o guadagnare soldi, la consapevolezza di avere  gente che ascolta le nostre canzoni, apprezza i nostri testi è la gratifica più grande di tutte.§
Nonostante ciò, il  panorama rock ormai è vastissimo ed estremamente diversificato, a volte ci sembra di combattere contro i mulini a vento.
Vorremmo un giorno poter valorizzare la nostra indole british e i nostri testi in inglese calcando palchi all’estero, il nostro genere e le nostre attitudini a volte fanno fatica a prender piede qui in Italia.

Come è il mondo della musica vissuto dal suo interno? Quanto contano le apparenze? E, soprattutto, c’è meritocrazia?

L’apparenza conta, sempre.
A volte è odiosa e riduttiva come cosa.
Certo, il come apparire su un palco o in un video è sicuramente importante, ma la musica dovrebbe essere sempre al primo posto  nei pensieri di chi giudica.
Non si può parlare di meritocrazia, se al momento contano più i follower su instagram che i concerti live eseguiti o la qualità degli stessi tra talento e contenuti, emozioni suscitate.

Il videoclip di Amazing Sun è eccezionale. Come è stato girarlo? So che ne avete in programma uno nuovo; potreste darci qualche anticipazione?

Amazing Sun è stato girato in una sola giornata ed è stato elettrizzante organizzare con precisione i cambi di location, il piano di riprese, lo storyboard.
Abbiamo deciso di dare in particolar modo importanza alle parole del testo, a comunicare quasi letteralmente, con le immagini, gli argomenti trattati.
La canzone parla di dipendenze, di quanto sia difficile sapere di esserci dentro e di non trovare modo di uscirne, di aver paura di affrontarle.
Si può immaginare questa difficoltà come “cadere dentro un fiume”,  la cui corrente ti trascina verso il fondo e ti trasporta fino ad un punto di non ritorno.
Un fiume da cui sembra  impossibile riemergere.
Per Amazing Sun si intendono  tutte quelle cose belle, meravigliose della vita, che erano presenti prima di cadere in questo fiume oscuro   “There’s an amazing sun, I can’t forget it was an amazing dawn”.

Per quanto riguarda il nostro nuovo videoclip, abbiamo finito da poco le riprese ed uscirà presumibilmente alla fine di Marzo.
Sarà un lavoro più maturo rispetto al video precedente e sicuramente un pò “splatter”, diciamo.
Non possiamo anticipare altro, vogliamo che sia una gran sorpresa per tutti.

Nei vostri testi, emerge un sentimento molto diffuso nella contemporaneità, ovvero la delusione o disillusione. I sogni dei giovani sonno destinati a restare nel cassetto o è possibile intravedere qualche sol dell’avvenir?

Non si deve mai smettere di inseguire i propri sogni, anche se alcuni sono destinati a rimanere nel cassetto, probabilmente.
I nostri testi non lasciano trasparire grandi speranze, ma essa fa parte di noi, non vogliamo apparire così pessimisti.
La musica stessa, per noi è speranza; come lo è persistere nel comporre, nell’esibirsi, nel fare gruppo.
I sacrifici, le rinunce, portano sempre a qualcosa e LOTTARE sempre per vincere una battaglia, può rendere meno amara l’eventuale sconfitta.
Noi crediamo profondamente in quel che facciamo e continueremo a farlo divertendoci, con un bel sorriso stampato in faccia; in questo modo non sarà mai tempo perso.

Se non aveste coronato il progetto musicale, a quale altra forma artistica vi sareste accostati?

Ale (cantante) – La musica fa parte della mia vita da quando a dodici anni, ho preso in mano per la prima volta la chitarra di mio padre ed è stato il mio unico punto di riferimento per molti anni.
Mi è sempre piaciuto molto anche scrivere; testi, canzoni, qualche poesia ma credo la musica sia l’unica mia vera strada per fare l’artista.
Edward (bassista)- Sono sicuro al 100% che avrei continuato sulla stessa forma artistica, voglioso di fare musica, senza mai farmi abbattere dalle barriere che si possano trovare per la strada.
E’ il miglior modo che ho trovato per comunicare ciò che provo, nessun altra forma artistica può darmi le stesse emozioni.
Randy (tastierista)- Per quanto mi riguarda, ho sempre sentito il bisogno di raccontare e comunicare, oltre che con la musica, anche con la fotografia.
Immortalare un momento per renderlo eterno.
Credo tuttora in questo e porto avanti questa passione parallelamente a quella per la musica.
Randhall(batterista)- Penso che  anche senza suonare in una band , sarei comunque rimasto a stretto contatto con la musica.
Lavorando come fonico per concerti live, cerco sempre di far uscire il meglio per tutte le band che sento e apprezzare tutte le piccole sfaccettature che la musica ha da offrire.
Sicuramente non avrei mai abbandonato questo bellissimo mondo e mai lo farò!

A livello formale, credete che il vostro stile subirà molte mutazioni?

Il mondo della musica è in  continua evoluzione.
Anche se abbiamo ormai da tempo trovato un “nostro” modo di fare musica, un suono, un’immagine che ci rappresenta, puntiamo sempre a crescere, ad arricchirci e, perché no, a rimanere al passo coi tempi.
Siamo ottimi ascoltatori, abbiamo radici fondate nel caro rock “old school”, ma il panorama di oggi offre comunque ottimi prodotti e strizzare l’occhio all’innovazione è inevitabile.
Non è un ripiego però, ne uno scendere a compromessi, siamo consapevoli che il mondo della musica cambia e noi dobbiamo cambiare con lui.

Chi sono i vostri riferimenti incrollabili nel mondo della musica?

Qui  possiamo sbizzarrirci in tutti i modi.
Siamo davvero un mix di culture musicali notevole, Ale ha una predilezione per il movimento Grunge, per tutto ciò che ha rappresentato la west coast americana negli anni 90; Randhall adora i Led Zeppelin ma prende la maggior parte della sua ispirazione dai Muse, il suo gruppo preferito;  Davide, anche lui grande fan della band inglese, non ha mai nascosto il suo amore per gruppi come Rage against the Machine o Aerosmith; Randy è un pianista di formazione classica, ma ha anche forti influenze dal metalcore e dal japan rock; Edward oltre a seguire con attenzione il panorama alt rock in generale è molto ispirato anche da generi latino-americani .
L’essere così differenti ci ha comportato non poche difficoltà all’inizio ma ora, avendo raggiunto un punto di vista comune come band, è diventato il nostro punto di forza

Come siete riusciti a conciliare la verve aggressiva – tipica del rock – con la vena poetica e intimista dei vostri brani?

Questo è un po’ il nostro marchio di fabbrica, all’interno delle nostre canzoni.
Amiamo comunicare con i testi argomenti importanti, a volte anche personali e ci piace farlo attraverso una ricerca accurata delle parole e dei significati, non siamo tipi da rime semplici, diciamo.
Crediamo inoltre che accostare testi di un certo livello e sensibilità ai nostri pezzi, più o meno aggressivi che siano, dia un risultato unico ed originale e puntiamo anche su questo per cercare di distinguerci dalla massa.

A vostro avviso, cosa servirebbe, in Italia, per dare una direzione diversa al corso degli eventi in fatto di band emergenti?

In Italia l’attenzione è troppo focalizzata sulle apparenze, sulle “one-song-band”, sui talent.
La gente preferisce stare a casa a seguire la musica in tv, invece che ascoltarla dal vivo.
Crediamo sia un problema di cultura musicale in generale, non di tutti ma della maggior parte.
Per una band emergente, con poco seguito e magari poca esperienza è veramente complicato avere le opportunità per far valere i propri mezzi e cercare di fare il salto di qualità.
Nel nostro caso oltretutto, le barriere linguistiche sono un’aggravante.
Comunicare in una lingua straniera, anche se parlata e scritta con conoscenza, crea un effetto di distacco col pubblico, sappiamo di non riuscire a trasmettere a pieno quello che vogliamo perché a volte non viene compreso.
Sarebbe fantastico per noi, tentare la fortuna all’estero; sarebbe meraviglioso un giorno poter arrivare a suonare oltre Manica, là dove tutto è nato, la dove tutto è così maledettamente bello.

Chiara Zanetti

 

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