Ci sono tante possibilità di incipit. Si potrebbe cominciare da una traccia qualsiasi o considerare il titolo dell’album: “Pace, violenza o costume”, una disgiuntiva che pone non pochi quesiti, invita a soffermarsi e, nel mio caso, a ricordare un live rock indimenticabile presso il Rock ‘N’ Roll club di Rho. Ci sono tante possibilità di incipit o ci sono tante possibilità di frenesia. Quello che trasmette, sommariamente, il secondo lavoro dei Casablanca, uscito ufficialmente il 3 marzo scorso.

La frenesia dell’emozione, della consapevolezza, di uno stream of consciousness perpetuo e irrefrenabile, destinato a colpire e richiederne di più, sull’onda di questa dimensione liminale in cui suono e parola si sposano in maniera memorabile. Parrebbe il monologo interiore di un romanzo psicologico, in cui emerge la persona nella sua totalità: con i suoi conflitti interiori, le passioni, le sensazioni. Ciò non è poco: unire la magia della musica con quella di una narrazione pregnante, la quale ha un che di poetica descrittiva e vissuta. Sarebbe un po’ un fotogramma de “La parole intérieure”per dirla alla Egger. La parola interiore. Detta, non solo avvertita. A mio avviso, è questo che fa la differenza e che conquista il taglio artistico di un’opera: il mormorare sibilante dell’interiorità che trova espressione in un testo, poi musicato e regalato all’ascoltatore, all’uomo che rimane di conseguenza spiazzato da tanta verità.

Nel loro manifesto, i Casablanca sostengono che la loro musica si tuffa nel passato, dagli anni ’70 a quelli ’90 del rock/stonoer d’oltreoceano. Se questo è vero da un punto di vista formale, con riferimento a una musica la cui ricerca sonora non ha altro scopo che quello di trasmettere uno stato d’animo, nei risultati lo è di meno. “Pace, violenza o costume”, infatti, è tra i dischi che più attecchiscono meravigliosamente al suolo del panorama musicale contemporaneo, poiché la forza dell’indagine compiuta restituisce una imago ormai accettata (pace) quanto spietata (violenza) del costume sociale di cui siamo protagonisti. Si pensi al contenuto del primo brano, “Maschere”, il quale recita: “Non innamorarti di me, sarebbe il tuo sbaglio peggiore, leggilo sulla mia pelle che poi me ne andrò”.

Non vi svelerò altro se non il mio amore incondizionato per il quarto brano: “Minuetto”, in assoluto il mio preferito. La canzone si nutre massicciamente di figure retoriche, tra cui il paradosso per antonomasia: “All’inferno io non ci sto perché non c’è lei”. La voce narrante sarebbe disposta a tanto, a bruciare di passione e misfatti in un luogo dove l’oggetto del desio è però assente. Meravigliosa.

L’intero album, è stato registrato da Max Zanotti presso 2000spire Studio (Ronago), con le batterie registrate da Matteo Sandri al Mono Studio di Milano, mixato e masterizzato da Tancredi Barbuscia presso GreenRiver Studio (Cavaria).
La band è così composta: Max Zanotti (voce e chitarra), Stefano Facchi (batteria), Giovanni Pinizzotto (basso) e Rosario Lo Monaco (chitarra).

 

Tracklist:
01. Maschere,
02. Ti sto cercando,
03. Ti scriverò da qui,
04. Minuetto (feat. Ketty Passa)
05. Niente Rose,
06. Un punto di sutura,
07. Lei,
08. Una ragione di più,
09.Un taglio in bocca,
10. Casablanca.

info: 
www.casablancaofficial.itfacebook.com/casablancarocks

 

Chiara Zanetti

Condividi