Caro Jacopo, intanto grazie per aver consentito all’intervista.

L’esperienza di ascolto del tuo nuovo album,“Vision”, è stata accattivante e ricca di persuasioni, soprattutto di carattere “cinematic”, come alcuni esperti del settore lo hanno definito. I pezzi, infatti, sembrano costituire dei sound-track da film, accompagnando l’ascoltatore in un crescendo di emozioni e di suspence. Come hai delineato questo particolare stile musicale?

“Vision” è un progetto ambizioso, un lavoro che mi ha messo alla prova, è stato frutto di vari esperimenti in fase di scrittura ed esecuzione.
Ho iniziato un’anno e mezzo fa a scrivere i brani e la difficoltà principale è stata appunto cercare di esprimere qualcosa, trovare un messaggio musicale concreto da comunicare.
Questo album mi ha permesso di concretizzare le idee, esprime concetti musicali legati alle sensazioni e valorizza l’importanza  di dare il giusto peso alle cose. È un  disco che rappresenta un’immagine musicale abbinata ad una forte passione per i film e per le colonne sonore legate a loro. Ho scelto la parola “Vision” per rappresentare appunto la mia visione personale della batteria come strumento di composizione.

Spazi tra due generi se vogliamo distanti, il rock e il blues. Chi sono i tuoi punti di riferimento?

Sono cresciuto principalmente con questi due generi perché inizialmente la mia passione musicale era orientata in questa direzione.
Posso dire che artisti come BB King, SRV, M.Waters, Hendrix, Doors, Led Zeppelin, Nirvana e Soundgarden hanno costruito le mie basi musicali ma il disco che ho appena pubblicato non rispetta questi generi.
Ho cercato di racchiudere la mia cultura musicale e le mie esperienze in questo nuovo progetto ed è nato un genere completamente nuovo.
La musica è magia, ci permette di fare molte cose.

Hai iniziato a studiare batteria che eri praticamente un bambino. La tua passione, in seguito, ti ha portato a viaggiare molto, soprattutto in Oceania, un posto esotico nel senso etimologico del termine. In quella terra così lontana hai partecipato a svariate jam sessions, live sessions e busking. Come ha inciso questa esperienza sulla tua carriera? Ci sono stati degli sviluppi?

Ho capito che questa era la mia strada sei anni fa dopo un lungo viaggio di quasi un anno appunto in Oceania, mi ero preso una pausa musicale, avevo bisogno di cambiare aria e lavoro.
All’estero ho fatto diversi lavori, dall’edilizia alla ristorazione i quali mi hanno permesso di valutare ed analizzare il mio lavoro precedente come musicista ma dopo tanto tempo passato lontano da casa, dai miei affetti, ho capito che la mia strada era assieme alla batteria e alla musica.
Ci sono stati degli sviluppi al mio ritorno perché ho ripreso tutto con una “visione” diversa, con più forza di volontà, con più impegno e con molta umiltà. Questa forma mentis mi ha permesso di fare grandi passi nel mio mestiere, dalle tournée al disco pubblicato oggi.

Tra le numerose esibizioni di rilievo, segnaliamo la partecipazione ai campionati mondiali WAMSB a Copenaghen e all’evento mondiale Rockin 1000 That’s Live. Che riscontri hai avuto da parte di pubblico e critica?

In queste due esperienze avevo la necessità di mettermi alla prova, di sfidarmi e di vedere se sarei riuscito a fare una cosa che non avevo mai fatto.
I riscontri sono stati positivi al massimo perché in entrambi i casi si parla di uno show con alto impatto sonoro e visivo.
Suonare con tante persone non è facile e il riscontro più importante l’ho avuto dalle mie sensazioni e dalle mie emozioni durante gli spettacoli finali.
Durante quei momenti tutto è magico e ti rendi conto che se hai fatto quello, potresti fare molto di più perché ne sei in grado!

Sogni nel cassetto?

Avevo il sogno di fare un disco e senza accorgermi è stato pubblicato.
Ora vorrei che queste canzoni vengano ascoltate da tutti in modo che il mio messaggio musicale possa essere divulgato.
Come secondo sogno sarebbe bello condividere il palco con artisti di alto livello come Sting, Lady Gaga, Foo Fighters e Rag ’n’ Bone Man in modo da potermi confrontare e ottenere il giusto stimolo per crescere musicalmente.

In ultimo, ti chiederei di raccontarci un aneddoto della tua carriera in qualità di insegnante di batteria.

L’aneddoto più importante che ho capito durante il mio percorso è la curiosità e l’umiltà.
Ognuno ha il suo stile ed il suo modo di suonare ma bisogna proporre dei contenuti validi e concreti per stare nel campo musicale.
Dobbiamo avere pazienza e non dobbiamo scoraggiarci perché il percorso è lungo.
Se con un lavoro “normale” cresci in due o tre anni, con la batteria le prime soddisfazioni arrivano dopo cinque o sette anni di duro lavoro quindi l’importante è che lavoriamo giornalmente sulla nostra persona portando a casa qualcosa di concreto.

Chiara Zanetti

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