Cara Stella, intanto grazie per aver acconsentito a rilasciarci un’intervista.

Grazie a te.

Uscirà ufficialmente in occasione della Giornata della Memoria 2019, domenica 27 gennaio, il tuo nuovo singolo: “Il mio popolo devo lasciar”. Si tratta di una canzone ispirata ad un canto della tradizione ebraica, con un testo in lingua originale in cui si alternano alcune frasi in italiano. Il brano tratta il tema dell’immigrazione, dell’esilio e della fuga dalla propria terra, l’abbandono delle case, degli amici e degli affetti. Come sei riuscita a snodare questi contenuti tanto delicati in una canzone così immediata e di facile fruizione?

La canzone è un mezzo potente, poiché contiene tanti linguaggi, tante discipline: la poesia, la musica popolare e melodica, la possibilità di raccontare storie in maniera sintetica. Trattandosi di un brano della musica tradizionale ebraica con testo in lingua originale e un’elaborazione del contenuto in lingua italiana. Già usare due lingue e molti linguaggi contemporaneamente, è cercare di dialogare con un pubblico vasto. E’ sinonimo di apertura.

La canzone è stata elaborata da un canto popolare tradizionale ebraico da Cesare Galli, che fu tuo nonno e direttore d’orchestra oltre che compositore, autore e polistrumentista. Che ricordo conservi di lui e della passione per le sue origini ebraiche?

Un ricordo straordinario, come artista, didatta, uomo e nonno. Per me, lui è l’espressione completa e complessa delle mie radici, la memoria musicale e il patrimonio famigliare che mi hanno portata a fare queste scelte di vita: musica e appartenenza emotiva e culturale al popolo ebraico.

Nel 2013 usciva “I giardini di Israel”, che hai portato in tour per sei anni attraverso l’Italia e la Svizzera. Immagino sia stata un’esperienza ricca e importante, che ti ha permesso di entrare in contatto con persone altrettanto interessate a commemorare la propria terra e le proprie radici. Quali sono state le tappe più salienti e che accarezzi con più commozione?

La nascita del brano, nel 1995. Portai il libro di mio padre a Luca Bonaffini che scrisse la canzone omonima, ispirandosi alla sua biografia. La presentazione, nel 2013, al Teatro Bibiena di Mantova di tutto l’album. La presentazione nelle scuole e nei teatri d’Italia attraverso un tour durato due anni.

Sei stata testimonial di numerose iniziative a tema (Giornate della Memoria, Giornate Europee della Cultura Ebraica), concerti e reading musicali, tra i quali lo spettacolo “Ricordi di un ragazzo ebreo”, ispirato al libro di tuo padre Italo “Tanzbah” (uscito nel 1989) nel quale raccontò la sua esperienza di fuga durante la Seconda Guerra Mondiale, schivando l’arresto e la deportazione. Credo non sia semplice affrontare i cimeli di un’esperienza dolorosa, ma al contempo sono dell’opinione che sia un fatto necessario e doveroso. Cosa pensi a tal proposito?

IO non ho passato nulla di tutto questo, ho solo il compito di aiutare a “non dimenticare”…

Fondare la riflessione pubblica sulla memoria non è semplice. Cosa si potrebbe fare di più?

Estenderla a tutte le altre esperienze simili come le guerre, i genocidi e gli stermini.

Hai altri progetti e sogni nel cassetto?

Un mondo migliore.

Chiara Zanetti

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