La creta indocile s’intitola il libro di poesia di Ivano Mugnaini, prendendo il titolo dal quarto componimento della prima sezione delle quattro che lo compongono. Pubblicato da Oédipus edizioni nella Collana Intrecci, è prefatto da Elio Pecora con postfazione di Ivan Fedeli.

Non è semplice plasmare la propria esistenza coniugando il sentire e il pensare, vincendo gli ostacoli che si frappongono al raggiungimento di un felice equilibrio dell’essere. Eppure, Ivano Mugnaini pare riuscirci, attraverso la poiesi e la vita che ne è il suo fulcro, attraverso le scelte compiute di giorno in giorno, cimentandosi nella conquista del proprio Io, soprattutto di quello che ama e combatte per non lasciarsi sopraffare da sconforto e frustrazione.

Sono molte le emozioni raccontate, sensazioni condivise con il lettore attraverso un linguaggio voluttuoso e padroneggiato in maniera decisa, ove il disordine vissuto viene finalmente ricomposto, a tratti nella gioia, ad altri nella resa, come in questa lirica:

Inadeguato all’eterno

Se le braccia spalancate
della ragazza nuda
avranno la pietà del miele
selvatico, se il sorriso
sconosciuto e impuro
ti darà la certezza
del corpo e del cuore, senza cercare
niente di più del battito
delle tempie e del fuoco del sudore,
avrai il dono scabro, essenziale,
di un attimo: l’istante leggero e violento
in cui ti senti vivo,
seppure fragile, sporco,
inadeguato all’eterno.

Difatti, come recita Elio Pecora nella prefazione al testo: “Il punto di partenza, ma anche di arrivo, è sapersi davanti alle grate della prigione-vita, misurandone la consistenza, e pure sapersi liberi nella limitatezza, contenti nella scontentezza. Le stretture dell’esistenza arrivano ad essere anche quel mare colorato e burrascoso dell’essere al quale lasciarsi andare”.

Le cose che vorremmo certe e afferrate forse sono un’utopia; le si ha tra le mani solo per qualche instante; per il resto viviamo appesi in un coacervo di tensioni, in un continuum temporale che acquisisce senso solo attraverso l’amore:

“(…) Sono nato con te. La data anagrafica
è un ricordo, un’ipoteca
lontana, un mutuo che non finirò
di pagare. Ciò che fa di me
un uomo è l’avere imparato
l’arte di plasmare
con dita goffe ma tenaci
la creta indocile dell’esistere.”

Il passato è diffrazione, in cui la fase e l’intensità di ogni ricordo-sorgente si oppone al senso conseguito con la donna che ispira tante liriche. Ciò non di meno, è attraverso questo confronto dialogico che l’Io poetico trova inusitata pace, nel grembo dell’esistere e dell’esistere amando.

Chiara Zanetti

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