Il termine “bovarismo” discende da Madame Bovary, la protagonista dell’omonimo romanzo di Gustave Flaubert. La signora Emma Bovary, moglie di un ufficiale sanitario, si dà a relazioni adultere e vive abbondantemente al di sopra dei suoi mezzi per svincolarsi dalla noia e dalla sensazione di vacuità che le procurano la vita di provincia. La donna, sempre insoddisfatta di ogni cosa, non farà mai nulla per porre rimedio alla sua situazione deleteria, per quanto questo vortice di desideri mai esauriti le risulti insopportabile. Alla fine, si giunge a un epilogo tragico, ovvero il suo suicidio. Flaubert si ispirò alle vicende realmente accadute di una giovane donna di provincia,  chiamata Delphine Delamare, la cui storia trovò spazio sulla stampa locale nel 1848.

Un tempo, si parlava di “bovarismo”in riferimento a persone, soprattutto artisti, che si davano ai piaceri e si proiettavano in una sorta di paradiso terreno mediante attività quali la lettura per poi tornare, delusi, al mondo reale. In questo contesto, risulta caratteristica una punta di romanticismo e la messa in risalto della stupidità sfrontata dell’ambiente borghese. Oggi, il “bovarismo” è un termine usato per indicare l’inquietudine esistenziale provocata dal divario tra le condizioni di vita reali e le proprie aspirazioni. In psicologia, in particolare, indica la tendenza a costruirsi una personalità fittizia e non corrispondente al vero.

Da un punto di vista sociale, allo stato attuale il bovarismo costituisce una sorta di “emergenza”: il nostro modello culturale sembra infatti sostenere una scarsa tolleranza alle frustrazioni, ovvero a vedere deluse – a volte incontrovertibilmente – le proprie aspettative. Tutto ciò sposa l’aumento impressionante di aspettative irrealistiche e le conseguenti, brucianti, delusioni che portano infine a deprimersi. Le idee illusorie sono pertanto pericolose, e si avvicinano alla nostra considerazione di noi stessi, degli altri e del mondo. Come evidenzia lo psicoterapeuta Nardone: “Il sano scetticismo viene sostituito da una sorta di pensiero ideale e positivo con cui si misura il mondo, che immancabilmente finisce per mostrare la sua corruttibilità e le sue miserie.” Meglio farci i conti una volta per tutte e tornare ad avere, finalmente, un volto.

Chiara Zanetti

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